DA ER PIÙ A HABEMUS PAPAM

CENTO FILM PER RACCONTARE ROMA — 18

25 maggio 2021

(86) Er più

di Sergio Corbucci

Er più, storia d’amore e de coltello, titolo completo del film diretto nel 1971 da Sergio Corbucci e noto semplicemente come “Er più”, è la seconda di una serie di pellicole, preceduta nel ’68 da “Serafino” e seguita nel ’73 da “Rugantino”, che vedono Adriano Celentano vestire i panni d’improbabili personaggi romaneschi di una Roma sparita e popolare. Il suo accento romano stentato e inverosimile negli anni varrà al molleggiato diverse parodie, fra cui quella forse più riuscita è opera dell’attore comico Max Tortora.



La storia raccontata nel film “Er più” prende liberamente spunto dal personaggio di Romeo Ottaviani, un bullo trasteverino realmente vissuto fra la fine dell’ottocento e i primi del novecento. Nel film “Er più”, il bullo si chiama Nino Patroni e non è trasteverino, ma è un pescivendolo di Borgo appena uscito di galera, fidanzato con la bellissima Rosa Turbine, detta Rosetta (Claudia Mori). Er più è in sfida perenne con un altro bullo, boss del quartiere di San Giovanni, Augustarello e anche con un altro ambiguo personaggio, segretamente innamorato di Rosetta, detto “Er cinese” e interpretato da Vittorio Caprioli. Tra rivalità, sbruffonate, gelosie e coltellate, la vicenda finirà per avere un finale tragico.



La curiosità di questo “romanissimo” film, è che, a parte gli interni e alcune immagini riprese nella zona di Trastevere a alla Villa dei Quintili, sull’Appia, quasi tutto il resto della pellicola è romano tanto quanto lo è l’Adriano Celentano che veste i panni del protagonista. La Roma primi novecento è infatti quasi interamente ricreata a Nepi, in provincia di Viterbo, dove è il grande acquedotto romano che fa da sfondo in numerose scene, il fontanone dove le popolane romane portano a lavare i panni, nonché il piazzale del duello finale.



(87) L’onorevole Angelina

di Luigi Zampa

La borgata di Pietralata, prima ancora di una splendida Anna Magnani, premiata quell’anno a Venezia come migliore attrice proprio per questa sua interpretazione, è la protagonista di questo film di Luigi Zampa, del 1947. È lì che vive Angelina Bianchi (interpretata dalla Magnani), insieme ad altre numerose famiglie, dentro minuscole case fatiscenti, costruite su un terreno a rischio idrogeologico. Per difendere e riscattare se stessa e chi vive nella sua stessa condizione, Angelina tirerà fuori il proprio spirito battagliero, quasi da sindacalista, da politica, avviando lotte per migliorare le condizioni di vita del quartiere, di cui diverrà la paladina.



Improvvisamente per via di una alluvione gli abitanti della borgata si ritrovano senza casa e Angelina guida allora l’occupazione dei nuovi eleganti fabbricati che un certo Commendator Garrone sta facendo costruire nelle vicinanze. Dopo varie vicissitudini e avendo avuto rassicurazioni da Garrone che alla fine dei lavori saranno loro assegnati quegli appartamenti, Angelina mette fine all’occupazione. Ben presto si renderà conto di essere stata ingannata dal ricco imprenditore, che una volta scampato il pericolo ha ben altre intenzioni. Sarà il figlio del Commendatore, interpretato da un giovane Franco Zeffirelli, a intercedere e a convincere il padre a rispettare i suoi impegni.

Del cast fa parte anche Ave Ninchi, che si trova spesso e in modo credibile, in quegli anni, a vestire i panni di popolane romane, nonostante le sue origini marchigiane. Le squallide casupole della borgata, quelle in cui negli anni quaranta erano finite a vivere molte persone allontanate da Borgo e dal centro storico di Roma dopo gli sventramenti del ventennio, oggi non esistono più in quell’area di Pietralata, sostituite da palazzine più moderne. Esistono ancora, invece, le “nuove” case in costruzione occupate da Angelina e dai suoi: sono fra via Val Trompia e via dei Campi Flegrei, nella zona di Sacco Pastore, a pochi passi dalla via Nomentana. Ma nelle inquadrature da lontano del film, quegli stessi palazzi sono in realtà altri, in tutt’altra zona della città: a Roma sud, accanto a via Cristoforo Colombo, all’altezza di via Costantino, altra zona all’epoca in costruzione.



(88) Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

di Isotta Toso

Titolo interminabile, quasi alla Lina Wertmuller, per un poco noto film del 2010, diretto da Isotta Toso e tratto dall’omonimo romanzo di Amara Lakhous, uno scrittore algerino che ha vissuto per molti anni a Roma. La vicenda ha il sapore di un giallo: in un condominio di Piazza Vittorio viene ucciso un uomo soprannominato “il gladiatore”.



Tra i sospettati ci sono tutti gli abitanti di quel palazzo multietnico in cui viveva la vittima, un luogo popolato non solo da molti stranieri, ma in cui persino alcuni degli italiani presenti possono essere considerati “immigrati”: dalla portinaia napoletana, interpretata da Isa Danieli, a chi è arrivato dal nord e ha dovuto trasferirsi a Roma pur odiando la Capitale, come il personaggio i cui panni sono vestiti da Roberto Citan.

La vicenda è ovviamente lo spunto per raccontare, a metà fra dramma e ironia, la difficile convivenza fra diverse etnie in quel quartiere Esquilino che fa da cornice alla storia narrata nella pellicola e che da diverso tempo è divenuto il simbolo della nuova Roma cosmopolita. Profonde differenze culturali, religiose, di modi di intendere la vita, creano scontri quotidiani, dando vita a malintesi, violenze, provocazioni e diffidenze. In questo clima, le vite di personaggi molto diversi fra loro finiscono per unirsi in un unico racconto. Il cast del film è di tutto rispetto e comprende attori come Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Serra Yılmaz (la “musa” di molti film di Ferzan Okpetek), Milena Vukotic, Francesco Pannofino, Ninetto Davoli.



(89) Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo

di Mauro Bolognini

Un “poker d’assi”, così lo definì la pubblicità dell’epoca, costituito da Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Gino Cervi e Peppino De Filippo, indossò la divisa per interpretare questo film del 1956, diretto da Mauro Bolognini. È la storia di quattro vigili urbani, la guardia, la guardia scelta, il brigadiere e il maresciallo del titolo, che a Roma si misurano con le difficoltà del proprio lavoro e con l’opinione, spesso negativa, dei romani, poco inclini alla benevolenza nei confronti della loro categoria.

A fare da scenografia per questa pellicola c’è soprattutto la Roma storica e centrale: piazza Barberini, via del Tritone, San Giovanni, via Panisperna, oltre al crocevia fra via del Corso, Piazza Venezia e via Nazionale, per decenni regno incontrastato dei pizzardoni romani.



La vicenda raccontata è piuttosto esile, ma è sostenuta dall’ottimo cast e da alcune gag rimaste memorabili, come quella in cui Alberto Sordi è costretto a sostenere un esame di francese e si arrampica sugli specchi, soprattutto quando deve tradurre la parola “zia”.



Tra le curiosità del film c’è la presenza di un ancora giovane Mario Brega, in un piccolo ruolo di pugile, che appare per qualche istante in alcune scene. In piccoli ruoli appaiono anche altri noti caratteristi del cinema italiano, come Memmo Carotenuto e Riccardo Garrone, oltre alla partecipazione, in un ruolo più centrale, di Nino Manfredi.



(85) Habemus Papam

di Nanni Moretti

È la Roma segreta del Conclave e delle stanze Vaticane, quella raccontata in questo film di Nanni Moretti del 2011, un’opera definita da molti “profetica” quando, due anni dopo, Joseph Ratzinger, ovvero Papa Benedetto XVI, deciderà (è il 2013) con una mossa clamorosa e da secoli senza precedenti, di dimettersi dal proprio incarico, come il protagonista di questa pellicola.



La vicenda narra dell’elezione a Sommo Pontefice del cardinale Melville (Michel Piccoli), che però, prima di presentarsi alla folla radunata per acclamarlo in piazza San Pietro, ha un attacco di panico e fugge nello sconcerto generale. Per risolvere la delicatissima questione, il collegio cardinalizio chiama allora in Vaticano uno stimato psicanalista, il dottor Brezzi, interpretato dallo stesso Nanni Moretti, con il compito di comprendere le motivazioni che hanno portato il neo eletto Papa a tale destabilizzante comportamento. Dopo varie ipotesi, formulate anche con l’aiuto della moglie e collega di Brezzi, interpretata da Margherita Buy, il cardinale Melville deciderà finalmente di presentarsi alla folla nella tradizionale veste bianca papale, ma poco dopo si dimetterà dall’incarico.

Nonostante la stessa Radio Vaticana abbia certificato che il film offre un’attenta e fedele ricostruzione del Conclave e degli ambienti in cui esso si svolge, c’è da dire che la pellicola non è stata girata realmente in Vaticano, ma in altri luoghi di Roma e dei dintorni della Capitale, che per architetture e atmosfere possono ricordarlo. Quelli che vengono presentati come i Giardini Vaticani sono, ad esempio, i giardini di Villa Lante, a Bagnaia, in provincia di Viterbo. La scalinata che i cardinali percorrono per raggiungere la Cappella Sistina è la scala esterna di Palazzo Barberini, mentre i cortili in cui i cardinali si riuniscono sono quelli di Palazzo Farnese. Le mura Leonine che circondano il Vaticano sono poi quelle Aureliane, nei pressi di Porta Latina, infine le scene ambientate all’interno della Cappella Sistina, sono state ricostruite in studio.

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