DA TOSCA A UN SACCO BELLO

CENTO FILM PER RACCONTARE ROMA — 3

31 gennaio 2021

(11) La Presa di Roma

di Filoteo Alberini

Sono migliaia le pellicole che raccontano Roma. Da “La dolce Vita” di Fellini, a “La grande bellezza” di Sorrentino, passando per “Vacanze romane”, la storia del cinema italiano e internazionale è legata a doppio filo con la città. Così fu fin da prima della nascita degli studi di Cinecittà, quel “tempio della cinematografia” in cui sarebbero state girate migliaia di pellicole. Non a caso, infatti, il primo film italiano della storia, realizzato nel 1905 da un pioniere della “settima arte”, il regista Filoteo Alberini, ha la Capitale fin dal titolo, oltre che nel soggetto e nella sceneggiatura. Parliamo di “La presa di Roma”, noto anche come “Bandiera bianca”, o come “La breccia di Porta Pia”, la prima pellicola mai proiettata in pubblico in Italia.



Emulo dei Fratelli Lumière, Filoteo Alberini può essere considerato il primo grande regista italiano. Nato a Orte nel 1865, ma trasferitosi ben presto a Roma, era affascinato dalla nuova invenzione e perciò nel 1904, insieme all'amico Dante Santoni, nel quartiere di San Giovanni, fondò la ditta “Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni”, che nel 1906 cambierà nome in “Cines”. Nel 1904, sempre a Roma ma a piazza Esedra, aprì il cinema "Moderno", prima sala di proiezione della capitale. L’anno dopo iniziò a girare i suoi primi film.

La prima proiezione pubblica ufficiale di “La presa di Roma” ebbe luogo il 20 settembre del 1905, in occasione del trentacinquesimo anniversario degli eventi narrati sullo schermo. L’opera, originariamente della durata di circa dieci minuti (attualmente ne restano visibili solo quattro), racconta, in diversi quadri, i fatti che portarono alla conquista dell’Urbe da parte dell’esercito italiano, dopo i vani tentativi di mediazione con le truppe papaline, Le scene in esterno vennero tutte girate dal vero, a conferire maggiore autenticità alla narrazione. Nel 2005, anno del suo centenario, grazie al Centro Sperimentale di Cinematografia il film ha subito un efficace restauro.



(12) Un sacco bello

di Carlo Verdone



L'esordio cinematografico di Carlo Verdone, datato 1980, è un film visceralmente romano. Romani, anche se al tempo stesso universali, sono i tre personaggi interpretati da Verdone: Leo, il timido ragazzo trasteverino; Enzo, il coatto; Ruggero, il fricchettone. Romanissimo è Mario Brega, l’interprete del ruolo di padre di Ruggero. Romane le atmosfere e i piccoli personaggi di contorno (gli infermieri, l’uomo alla finestra, la venditrice di noccioline). Romane tutte le location in cui è girato il film.

Roma è rappresentata dal centro alla periferia. Da Porta Settimiana, accanto alla quale Leo fa cadere la bottiglia d’olio e incontra Marisol



alla zona di Vigne Nuove, per la precisione via Giovanni Conti, in cui ha luogo l’incontro fra il coatto Enzo e il suo amico Sergio, il milanese, in vista della partenza per il fantomatico viaggio verso Cracovia,



passando per il bioparco di Villa Borghese, dove Leo porta in visita la sua nuova amica spagnola.



E poi ancora l’ospedale San Gallicano, la stazione Ostiense, Porta San Paolo, il Teatro Marcello, la Cassia Veientana, dove vengono girate altre scene del film e infine Santa Maria in Trastevere, il luogo dove Leo abita e dove viene collocato il famoso “Otello della Juventus”, cioè l’ostello della gioventù.

La malinconica colonna sonora è opera del maestro Ennio Morricone, mentre Verdone, oltre che attore protagonista e sceneggiatore, dopo non aver trovato un accordo né con Steno né con Lina Wertmuller, a cui la produzione aveva inizialmente pensato di far guidare le riprese, firma anche la regia del film.



(13) La Tosca

di Luigi Magni

NNel 1973 Luigi Magni girò il suo secondo film ambientato nella Roma dell’ottocento. A differenza della trilogia, iniziata dal regista quattro anni prima e di cui fanno parte “Nell’anno del Signore” (1969), “In nome del Papa re” (1977) e “In nome del popolo sovrano” (1990), ne “La Tosca” Luigi Magni non prende spunto da fatti storici realmente accaduti, bensì dall’omonimo testo di Victorien Sardou, il dramma da cui Giacomo Puccini aveva tratto la sua famosa opera lirica.



“La Tosca” di Magni è, a tutti gli effetti, un musical, con la meravigliosa colonna sonora di Armando Trovajoli (i testi delle canzoni sono stati scritti dello stesso Luigi Magni), oltre che con un cast d’eccezione, di cui fanno parte una splendida Monica Vitti nel ruolo della protagonista, Gigi Proietti in quello del pittore Cavaradossi, oltre a Vittorio Gassman, Umberto Orsini, Aldo Fabrizi, Ninetto Davoli, Fiorenzo Fiorentini.

Memorabile la scena finale, quando, dopo le note struggenti della canzone “Nun je da' retta Roma”, cantata a distanza da Proietti e dalla Vitti, avviene l’efficacissimo scambio di battute fra una guardia di Castel Sant’Angelo e Tosca. “Abbada che caschi…” le fa la guardia, preoccupata nel vedere Tosca che cammina sul cornicione del castello, ma Tosca, di risposta, lo zittisce con un secco, quasi impassibile: “Nun casco… me butto!”, che resta una battuta finale di livello paragonabile a quel “Nessuno è perfetto!” che chiudeva il film di Billy Wilder “A qualcuno piace caldo”.



(14) Quo Vadis?

di Enrico Guazzoni

Quasi cento anni prima de “Il Gladiatore”, è un film del 1913 a raccontare per primo, con immagini per l’epoca decisamente mozzafiato, la Roma degli imperatori. Parliamo di “Quo vadis”, una pellicola diretta da Enrico Guazzoni: primo kolossal della storia della cinematografia mondiale e grande successo internazionale, con la proiezione ininterrotta per ben nove mesi nei teatri di Broadway dall’aprile al dicembre del 1913, e a Londra dove ottenne anche il gradimento del re Giorgio V.



Realizzato in oltre due mesi di riprese, con l’uso di cinquemila comparse, di scenografie sfarzose, di set tridimensionali capaci di ricreare l'antica Roma, oltre che con l’utilizzo di trenta leoni per le scene ambientate nel Colosseo, il film, grazie alla trama in cui il ruolo del cattivo è assegnato a un crudele imperatore e in cui sono presenti ripetute scene di lotta fra gladiatori (evidenti anche degli errori storici grossolani) non ha davvero nulla da invidiare alla pellicola del 2000 prima citata, quella interpretata da Russell Crowe.

La vicenda è ambientata durante gli anni di governo dell'imperatore Nerone, presentato come un uomo ambizioso e ossessionato dal potere assoluto, che per ottenere i propri scopi distrugge tutto ciò che gli si para davanti. Quando un suo soldato si innamora di una giovane schiava cristiana, di nome Licia, il loro amore viene ostacolato proprio dall'imperatore, che fa rapire la coppia e la spedisce in un'arena a combattere contro i leoni.



(15) Roma città aperta

di Roberto Rossellini

«Roma città aperta», di Roberto Rossellini, è la testimonianza quasi in diretta (il film è uscito nelle sale nel 1945 ma la genesi è del 1944, a guerra ancora in corso) del dramma della seconda guerra mondiale e del periodo dell’occupazione tedesca della Capitale. Con la magistrale interpretazione di Anna Magnani e di Aldo Fabrizi, la pellicola offre un racconto corale sulla vita quotidiana di una Roma dominata dalla paura, dalla miseria e dal degrado.



Capolavoro del neorealismo, nessuno dei personaggi messi in scena in quel film è realmente esistito, anche se sia il Don Pietro interpretato da Fabrizi sia la Pina interpretata dalla Magnani traggono ispirazione da reali figure storiche, morte durante quei mesi drammatici. Il prete, infatti, riassume in sé le due figure di don Pietro Pappagallo, morto alle Fosse Ardeatine, e di don Giuseppe Morosini, fucilato a Forte Bravetta. Quello di Pina, invece, è ispirato a Teresa Gullace, una donna uccisa dai soldati nazisti mentre tentava di parlare al marito prigioniero: un episodio che ispirò fortemente la più famosa fra le scene del film.

Nel 2014 “Roma città aperta” è uscito nuovamente nelle sale, nella versione restaurata dal "Progetto Rossellini" (un consorzio formato dall'Istituto Luce, dalla Fondazione Cineteca di Bologna e dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia) ed è stato proiettato in numerosi cinema, in occasione della Festa della Liberazione di quell’anno.

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