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Le colonne delle Terme di Antonino a Cartagine
Le colonne delle Terme di Antonino a Cartagine, il sobborgo nobile da cui è nata Tunisi

Tunisi nell'immaginario - collettivo quanto superficiale - ha un sapore esotico, l'esotico a portata di mano, da Roma meno di un'ora di volo, quasi alla stessa latitudine di Palermo, più a nord di Pachino. Una vicinanza che sfiora e vi intreccia da sempre la storia del nostro paese. La consonanza, la mediterraneità prima di ogni altra identità è forte sì, ma bisogna fare attenzione alle semplificazioni. Tunisi non fa solo rima con Hammamet e Jerba, con il turismo estivo, qualche nota di folclore, datteri e thé, couscous e cibo piccante. Non è soprattutto un mondo di villaggi bianchi, anche perché bianco e azzurro è solo Sidi Bou Said e dietro questa veste c'è la storia affascinante del Barone d'Erlanger. E non è neppure il mondo arabo lontano che i fatti di cronaca e una conoscenza politica approssimativa fanno immaginare. La frequento da quasi vent'anni e le domande che mi sento rivolgere ancora sono 'quante ore di viaggio ci vogliono, quanto dista Cartagine da Tunisi' (è un sobborgo, un quartiere nobile, da dove in qualche modo è nata la città) o se devo indossare il velo e ancora se a Natale si può andare in vacanza pensando di fare un tuffo.

Come quasi sempre accade, la capitale non è lo specchio del Paese e quello che appare anche a chi la frequenta da tempo non è ovviamente quello che svela a chi ci vive. Non una città ma tante città sovrapposte, come Fernand Braudel diceva del Mediterraneo. Tante anime e tanti popoli, più lingue correnti e soprattutto un pastiche linguistico quello che si percepisce per strada. Difficile sentir pronunciare una frase interamente in francese, in arabo, in tunisino o anche in italiano e ormai i più giovani mescolano il Français branché di Parigi e molto inglese. Tanti ritengono che non abbia una vera identità ma la sua identità è essere un mélange, una contaminazione non sempre regolare ed etichettabile; e questo è tutt'altro che banale.

Gli italiani hanno più che una consuetudine, dai Romani in poi direi, ma pochi conoscono tutto quanto ci lega nel tempo, ad esempio il fatto che prima dello 'schiaffo di Tunisi' nel 1881 eravamo più numerosi dei Francesi. Quando si arriva a Tunisi di solito ci si innamora, poi le critiche sorpassano i pregi ma è difficile lasciarla e quando si è lontani manca. Tornare è un po' tornare a casa, a quell'anima mediterranea che in Italia si sente meno e con la quale si è persa dimestichezza, a tempi dilatati, fino al paradosso, qualche volta alla noia, in altri pronti all'evasione, quella di frontiera che è sempre un po' trasgressiva. Proprio per questo crocevia di popoli, di lingue, di stili ci si sente liberi, perché non siamo in un paese arabo 'tradizionale', non è ancora Africa (e il razzismo è uno dei problemi), c'è l'eco della Francia, l'impronta, l'architettura ma riempita di contenuti molto diversi, e tanta influenza italiana… ma c'è ancora qualcosa d'altro, indefinibile.

La mia Tunisi è soprattutto diurna ma ci sono voci che sono notturne. Un luogo in cui il caffè difficilmente lo si beve in piedi se non in alcuni bar- torrefazione dove vanno quasi solo uomini. Seduti ci si trastulla, spesso lasciandolo raffreddare, e questo succede nelle periferie più umili come nei caffè chic della banlieue nord… fioriscono le chiacchiere, a volte i pettegolezzi ma certamente le storie personali acquistano spessore.

Datteri in vendita al mercato di Tunisi
Datteri al mercato
Il minareto della Grande Moschea della Zitouna, nella Medina di Tunisi
Il minareto della Zitouna, nella Medina

Recentemente ho letto due libri che raccontano i tanti volti della capitale proprio attraverso storie, avventure e disavventure, pagine che si perdono nei vicoli, dietro le facciate, in locali non facilmente accessibili, in vicende scomode.

Copertina di Tunisi mon amour, di Leonardo Martinelli
"Tunisi mon amour" di Leonardo Martinelli (EDT, Biblioteca di Ulisse)

Racconta con piglio giornalistico Leonardo Martinelli, livornese, che vive a Tunisi, un omaggio a questo altrove in 'Tunisi mon amour' (pubblicato per EDT – Biblioteca di Ulisse), mappa che ci porta poco nei luoghi noti e che mostra ogni cosa da angolature insolite, spesso di notte e nei tanti angoli nascosti. Dietro c'è una ricerca approfondita che fa risuonare l'altra sponda del mare: a Tunisi c'è l'eredità della comunità degli ebrei livornesi che lì ha prodotto vita e spessore, soprattutto culturale.

Ogni capitolo è un tema e un personaggio, a cominciare dalla vita notturna inimmaginabile, quasi un'altra città che si sveglia quando quella che si conosce va a dormire; i cinema e i teatri, alcuni dei quali costruiti da maestranze italiane, e lo street food che racconta il sapore e il gusto locali. Il libro offre citazioni colte, per esempio su luoghi di splendore come le Terme di Antonino a Cartagine realizzate sul modello delle Terme di Caracalla a Roma, ma non diventa una guida per turisti, semmai è un indice per viaggiatori. A Tunisi più che altrove è interessante ascoltare e parlare con la gente, non è difficile attaccare discorso. Martinelli ci porta nei palazzi nobili della Medina, la città vecchia, in alcune dimore di Cartagine ma anche dagli sfasciacarrozze che occupano quasi un quartiere.

Il Teatro Municipale sull'Avenue Bourguiba a Tunisi
Il Teatro Municipale sull'Avenue Bourguiba, costruito da maestranze italiane
Copertina di L'uomo di Biserta, di Fabrizio Calvini
"L'uomo di Biserta" di Fabrizio Calvini

Fabrizio Calvini, romano, esperto di produzione e organizzazione teatrale ha attraversato il mondo del palcoscenico in diverse forme con un ruolo istituzionale - membro della Commissione Prosa del Ministero della Cultura - per tanti anni è stato pendolare del cuore con Tunisi, ha una casa nei vicoli della Medina. Lui ha sceglto la via del romanzo. Un racconto struggente e crudo sull'altrove, dove la sospensione e il confronto tra due città, Roma e Tunisi, l'Italia e la Tunisia – ma forse sarebbe meglio dire il Nord Africa, il deserto - tra le due sponde del Mediterraneo, raccontano una ricerca interiore attraverso due figure, Reno e Claudio, una relazione. Che diventa però una storia corale, un lato noir, che chi conosce bene quel mondo sente quasi come una cronaca possibile.

È un mondo fatto soprattutto di ombre, una narrazione al maschile, l'ambiente dell'omosessualità e il traffico di opere d'arte. Anche questo è un libro colto, che attraverso una quotidianità popolare ci racconta gli artisti che hanno frequentato la Tunisia, la passione per l'archeologia che affiora in ogni dove. I due libri sembrano dialogare a distanza, talora si incontrano, senza saperlo, i personaggi dell'uno con l'altro, in un grande albergo e a rue des Andalous, nel cuore della Medina e disegnano una città che più che nei monumenti si racconta con le voci e i suoni di chi protesta (come nelle manifestazioni delle cosiddette primavere arabe), nelle grida di danza delle donne, nei discorsi politici e nei rumori dei mestieri.

Una villa Art Déco a La Marsa, nella banlieue nord di Tunisi
Una casa nella banlieue nord, a La Marsa
Tramonto sul lungomare di La Marsa
Tramonto a La Marsa

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