Forse non lo sapevate ma, se Padova ha il Santo, Bologna ha la Santa. Senza necessità di apporre il nome. Per i più puntigliosi, ecco spiegato l’arcano: al patavino Sant’Antonio fa riscontro la bolognese Santa Caterina.
Girellando nella zona in cui Via Mirasole incrocia Via Miramonte e, molto più logicamente, Via Bocca di Lupo forma un angolo con Via Capramozza, si trova anche Via Tagliapietre, una strada relativamente stretta dove sorge, mimetizzato in mezzo alle case, il santuario del Corpus Domini, con annesso convento delle Clarisse, fondato nel 1456 dalla stessa Santa, in luogo del precedente Monastero di San Cristoforo delle Muratelle. Il santuario subì varie vicissitudini, a partire dall’abolizione degli ordini conventuali sotto Napoleone fino ai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, dato che a poche decine di metri si trovava una caserma, importante obiettivo militare.

Si entra nella chiesa, barocca, dal bel portale inserito nella facciata rinascimentale e all’interno si possono ammirare le tombe di due grandi scienziati bolognesi: Luigi Galvani, che giace accanto alla moglie, e Laura Bassi Veratti, filosofa e scienziata del Settecento, che a quanto pare fu la prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria in fisica. Purtroppo la pietra tombale di quest’ultima, a pavimento, è molto rovinata.
Appena entrati, nella prima cappella a destra si può ammirare un bel presepe in terracotta

A sinistra, circa a metà della navata, si entra in una sala che precede la cappella vera e propria dove la Santa riposa per l’eternità. Nella sala si trova un grande dipinto ottagonale che ritrae il momento in cui le Clarisse pongono il corpo della loro consorella sulla poltrona su cui la si può vedere ancora oggi, all’interno di una teca di cristallo.
Caterina, nata nel 1413, dagli 11 ai 14 anni è a Ferrara, damigella di compagnia di Margherita, una tra i tantissimi figli naturali di Niccolò III d’Este (di cui si diceva “di qua e di là del Po/tutti figli di Niccolò”), nel 1432 prende i voti della regola di Santa Chiara e nel 1456 fonda a Bologna il suddetto Monastero. Dipingeva, miniava, scriveva, e suonava alcuni strumenti, tra cui una violetta, conservata anch’essa in una piccola teca nella cappella. Muore nel marzo 1463, dopo una vita dedicata alla preghiera e alle arti.

La storia narra che dopo diciotto giorni dalla sepoltura nella nuda terra, il corpo venne esumato, intatto e roseo e avvolto da un delicato profumo. Inoltre emanava un liquido trasparente profumato per cui era necessario cambiare spesso il saio di cui era rivestito. La notizia presto si sparse per la città e i pellegrini accorrevano a frotte per chiedere miracoli. Le monache si affannavano a spostare il corpo da una panca al pavimento per fare in modo che i tanti che guardavano dalla finestrella che dava sulla stanza dove veniva tenuto potessero vederlo e impetrare le varie grazie. A un certo punto, spostarla qua e là – oltre alla difficoltà della vestizione - si era fatto oneroso e la nuova badessa, Illuminata Bembo, decise di metterla seduta. Il quadro a cui accennavo prima ritrae proprio il momento in cui la badessa chiede alla Santa di farle il favore di sedersi sulla poltrona che le avevano approntato. E così fu.
Pare che tuttora il fenomeno del liquido profumato continui e le monache continuino a cambiare spesso il saio.
Purtroppo all’interno della cappella non si possono scattare foto e quindi la foto che segue è una foto di repertorio.

Una gentile signora mi ha fatto attendere perché non possono entrare più di tre persone alla volta e dietro di me aspettavano tanti altri, turisti e non. Chi mi precedeva aveva deposto due piccolissimi vasi con un’orchidea, forse come ringraziamento. In attesa c’era una ragazza orientale che chiedeva di incontrare le monache perché stava conducendo una ricerca storica sulla Santa.
Alle pareti, numerosi ex-voto e tantissime reliquie. C’è anche un Bambinello dipinto dalla stessa Santa, a cui è legato un altro episodio della vita di Caterina. Si narra che la vigilia di Natale del 1445 Caterina decise che avrebbe recitato mille Ave Maria (tradizione che continua ancora oggi) e mentre pregava le apparve la Madonna che le pose sulle ginocchia il Bambino in fasce, che lei appunto ritrasse.<(p>
Il corpo, ormai annerito, è seduto eretto sulla sedia, gli occhi sembrano socchiusi, la mano sinistra appoggiata su un messale, i piedi nudi ben composti. L’atmosfera è rarefatta, quasi ipnotica, il silenzio è irreale.
Un’esperienza forte.
e