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Durante i mesi più terribili della pandemia la Pedamentina di San Martino, una imponente scalinata di oltre 400 gradini che collega la collina del Vomero al Corso Vittorio Emanuele, è diventata un luogo di appuntamenti. Lì si incontravano i proprietari di cani che, volendo trattenersi per strada un po' più a lungo del tempo necessario alla bestiola per fare i suoi bisogni, si rifugiavano tra i suoi tornanti e appoggiati a un muretto vista Vesuvio approfondivano la conoscenza reciproca e lasciavano liberi gli amici a quattro zampe di sgranchirsi un po'.

Sempre lì, su quei gradoni larghi e accoglienti che hanno accolto i miei passi di camminatrice compulsiva, ho visto gruppi di ragazzi dotati di spumantini e birre che improvvisano aperitivi liberatori e coppiette che si ritagliavano momenti di pseudo intimità. Ovunque su scale, pedamentine, salite e gradoni che attraversano capillarmente e segretamente la città martoriata dal traffico, in quel periodo di divieti e posti di blocco si è svolta una vita parallela, quasi un'attività di resistenza umana e sociale.

Per i residenti è stata una conferma della loro scelta di abitare in posti scomodi in cui l'isolamento all'improvviso diventava un valore, per i frequentatori come me provenienti da zone limitrofe una piccola conquista di libertà, la possibilità di rimettere in circolo il sangue raggrumato dalla sedentarietà e dalla paura.

Ora che la pandemia è stata in qualche modo accantonata, resta per molti la consapevolezza che quell'intricato reticolo di vie esclusivamente pedonali rappresenta non solo un'alternativa sostenibile per la mobilità urbana ma anche un'occasione per conoscere la parte più segreta della città.

Perché qui sulle scale si incontrano non solo scorci panoramici, palazzetti d'epoca e acciottolati antichi ma anche una dimensione di vita completamente diversa, che nel suo parziale isolamento fa pensare a tanti piccoli mondi conclusi, amati e curati da chi li abita e accetta tutti i giorni la scomodità di salire e scendere, caricarsi le buste della spesa, sollevare bambino e passeggino, insistere per ottenere una consegna.

Le scale di Napoli sono un patrimonio storico e ambientale di oltre 200 percorsi ben descritto nel libro "Napoli in salita e discesa – Percorso alla scoperta delle scale napoletane" a cura di Gabriella Guida, con le foto di Sergio Siano, edizioni Intra Moenia, € 14,90.

Sulla loro valorizzazione, praticabilità e manutenzione si sono spesi fiumi di parole e di polemiche, di richieste di associazioni e promesse di amministrazioni, ma con pochi risultati, e molti napoletani per pigrizia o diffidenza sono restii a utilizzarle. I turisti invece ci stanno dando lo schiaffo morale e hanno cominciato a percorrere la città lungo le direttrici pedonali delle scale, e spesso anche in salita. Si incontrano ovunque, estasiati da scorci caratteristici, panorami su tetti mare e Vesuvio, cartoline di piante e panni stesi da fotografare. E spesso, come si fa in montagna, sorridono e salutano. Loro lo sanno che camminare fa bene.

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