Una cucina declinata sul territorio e una proposta classica, il tutto con un tocco di modernità. È questa la filosofia del Radisson, una delle catene con più camere al mondo, che cerca di radicarsi con la linearità del suo stile un po’ scandinavo – arredo moderno, colori tenui, essenzialità delle linee, legno ben presente – sposando le caratteristiche della città. A Firenze ha aperto a sud della città, da dove si vedono le prime colline del Chianti, in zona Bagno a Ripoli, il 6 novembre scorso e qui la scelta è la cucina tipica fiorentina e in parte toscana, un po’ alleggerita. Il target è quello degli affari e soprattutto del turismo congressuale – la struttura storicamente Sheraton ha una lunga storia in tal senso che intende conservare – con l’idea di conquistare il turismo leisure e delle famiglie con servizi ad hoc (come il cinema per i bambini e un servizio di tate, oltre che navette ogni 30 minuti per la Stazione di Santa Maria Novella e per l’Aeroporto) e la cucina toscana rivisitata è quella più richiesta. I dati parlano chiaro: chi viene in Toscana mediamente cerca la tipicità adattata al palato contemporaneo.
Durante l’anteprima dello chef Enrico Lo Presti, ligure di Portovenere, una buona esperienza all’estero, due anni al Bristol di Genova e un lungo rodaggio in Toscana, in particolare a Firenze, abbiamo mangiato in uno spazio non ancora aperto al pubblico, il Pool&Bar, un ampio locale affacciato sulla piscina che soprattutto con la bella stagione sarà attrezzato come un mercato. I banconi delle nicchie diventeranno una sorta di chioschi tematici con le insalate, la griglia, i primi e così via, ricalcando un’esperienza che a Firenze ha una lunga storia al Mercato Centrale.
Gli altri due ristoranti sono dedicati rispettivamente il Bertarelli al territorio e La Primavera al gusto internazionale, con un’offerta che unita a una Spa importante, piscine all’aperto e al chiuso e un parcheggio con duecento posti, vuole anche incontrare la clientela esterna.
Un percorso tipico del menu è offerto dagli antipasti classici toscani con salumi, pecorino, crostini di fegatini di pollo, e pappa al pomodoro, servita in coppette, con un gusto più delicato della versione tradizionale utilizzata come primo piatto.
A seguire la Fiorentina, sporzionata sul carrello con i contorni classici nelle padelle di rame, verdure stufate, patate con salvia e rosmarino e fagioli all’uccelletto. Per finire oltre ai Cantuccini di Prato accompagnati da scaglie di cioccolato, un grande classico della pasticceria toscana un po’ dimenticato, lo Zuccotto, qui servito con una guarnizione di frutta, più dolce del classico reso famoso dal liquore rosa intenso, l’Alchermes. La versione monoporzione incontra certamente di più il gusto di oggi, però. Una cupola di pan di Spagna bagnato dal liquore e un cuore freddo con panna e scaglie di cioccolato.
Lo zuccotto ha origini rinascimentali, quando nella Firenze medicea arte, architettura e cucina erano tre volti di una stessa realtà e rappresentavano prestigio e potere politico. Il nome deriva probabilmente dallo ‘zucchetto’ dei prelati del tempo e la sua invenzione è attribuita a Bernardo Buontalenti, architetto e cuoco di corte dei Medici. Fu d’altronde il primo a introdurre le ghiacciaie in città e sembra che questo dolce sia nato per un banchetto di corte organizzato per Cosimo I o suo figlio Francesco I. Al genio del Buontalenti si attribuisce anche la creazione delle ‘preparazioni gelate’ con latte, zucchero e ghiaccio, predecessori del gelato.
Certamente è un racconto che conquista tanto quanto il gusto. Accompagnamento che più classico non si può con un Chianti Classico Rocca delle Macìe 2023 e il Vinsanto Antinori che rispecchia la concezione della lista dei vini. L’80% delle etichette è legato al territorio con una netta prevalenza dei rossi, ma anche qualche bollicina locale; quindi una selezione di vini che guarda soprattutto al Nord, in particolare al Trentino Alto Adige e alle zone più vocate per lo spumante, oltre qualche incursione in territorio francese per lo Champagne.
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