"Me la ricordo come una giornata felice. Pagine di vite e di vino" di Roberto Racca (pubblicato da Allemandi, edizione in doppia lingua italiano e inglese) è più facile da raccontare per quello che non è che per quello che è: non un saggio di viticoltura, non uno studio psicologico del rapporto tra bere e benessere (alias felicità), non una guida tra buoni ed eccellenti vini che non possono mancare nella biblioteca del degustatore. E ancora: non è un commento del rapporto, sempre più stretto, tra arte e vino, tra vino e viticoltura come un modo per rileggere la storia. È piuttosto una sorta di diario dall’impaginazione preziosa, ogni numero di pagina è un’apertura doppia, dove a sinistra c’è il racconto personale e a destra la degustazione, il ricordo di un vino, di una storia di vite che diventa un momento di vita.
Il libro non si presenta in modo organico e con brevi pennellate ci regala spunti di riflessione intorno al mondo del vino non solo come convivialità – anzi, qui appare più come un incontro personale, come la lettura di un libro sul quale ci si può poi confrontare – ma anche per quello che racconta in senso tecnico. Il vino è un incontro emozionale e culturale per l’autore e come in ogni amore il ricordo vale quasi quanto il vissuto nel momento in cui lo sperimenta e per certi versi anche di più. La vita e i grandi vini. Le vigne, le colline "sferzate da ossigeno, immaginazione e vento", le cantine secolari, i caveaux, le bottiglie pregiate e anche e soprattutto i produttori, le ‘persone del vino’. Consulente e consigliere di alcune importanti aziende vitivinicole italiane e profondo conoscitore della mappa enologica internazionale (Fondatore nel 2003 di R.R.&Partners, società di consulenza strategica per il vino; ha seguito come responsabile la nascita della Banca del Vino di Pollenzo), Racca ci racconta una passione divenuta arte e professione, che per forza di cose si intreccia al quotidiano personale. Un viaggio tra Italia e Francia in particolare che permette di cogliere molte spigolature e davvero ben scritto, anche con l’ausilio dichiarato di qualche amico dalla penna d’oro.
di Roberto Racca, edizioni Allemandi, euro 28,50
Per par condicio cito un bianco (che confesso amo molto) e un rosso (di una regione che mi appassiona). “Chablis Valmur 2005, Raveneau… Siamo a nord-est di Parigi, nella zona dello Chablis. Storia antica e intrigante tra cadute e risalite, con la terribile fillossera ad azzerare la coltura della vite per poi riprendere slancio alla metà del XX secolo, fino ad arrivare a occupare oggi i vertici planetari tra i vini bianchi di eccellenza. Negli ultimi vent’anni, lo Chablis è assurto a vino dall’appeal mondiale…” E così Ducru-Beaucaillou 1961, “Un Bordeaux da medaglia d’oro plus dell’Oceano Atlantico a sferzare i sensi, tra sfera vegetale, profumo di antico monastero, misto di incenso, cera e oscurità aa tratteggiare questo Saint-Julien esterno”. Il testo è anche un singolare “libro d'artista” che contiene una sezione illustrata dalle opere di Annalisa Bollini, che racconta storie con il ricamo e le immagini: dieci ricami, tra cui l’immagine della copertina, commissionati e realizzati dal 2017 a oggi, a comporre il delicato e prezioso ciclo unitario dal titolo stati d'anima e non solo d’animo. L’opera che veste il libro, 'Assenza', del 2019, è un ricamo, acrilico e collage su tela e pittura non preparata. Tecniche e materiali sono punto pieno, punto indietro, punto raso, carta velina, cartoncino, prove di stampa di incisione a vernice molle (collezione privata).
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