CHAMPAGNE
E CRÉMANT
FRATELLI
EFFERVESCENTI


di ILARIA GUIDANTONI

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Si fa presto a dire ‘bollicine’, che in realtà sono solo quelle della Franciacorta. Il mondo dei vini con pétillance è assai vario. Anche in Francia i vini spumanti o mousseux sono diversi e un posto importante lo occupa il Crémant, ancora poco conosciuto da noi. Il metodo di produzione è lo stesso dello Champagne, quasi un simbolo del bere francese, il metodo tradizionale con la doppia rifermentazione in bottiglia anche se le differenze esistono. Lo Champagne si fregia di questa denominazione solo se prodotto nella regione omonima e dai vitigni Chardonnais, Pinot Noir e Menieur, mentre il Crémant può prodursi in diversi territori a partire dai vitigni autorizzati nelle varie zone vinicole; inoltre ha una pressione inferiore alle 5 atmosfere, risultando più delicato. Il disciplinare prevede un minimo di 9 mesi sui lieviti e commercializzazione dopo almeno 1 anno dall'imbottigliamento mentre per lo Champagne è obbligatorio un minimo di 12 mesi di permanenza sui lieviti. Spesso millesimato, il vino di una sola annata, a differenza dello Champagne che può miscelare annate.



Sono riconosciuti i Crémant d’Alsace, in Alsazia; di Limoux, nella regione vinicola della Linguadoca-Rossiglione e di Borgogna, forse i più noti; accanto a quelli di Bordeaux, della Loira, di Die nella regione vinicola della Valle del Rodano, del Giura, regione vinicola della Linguadoca-Rossiglione, della Valle della Loira, della Savoia; e ancora del Lussemburgo e della Vallonia, in Belgio.

Il Crémant ha una complessità inferiore ma senza perdere in finezza. Certamente più economico e versatile nell’abbinamento a tavola. Un prodotto valido, meno impegnativo per la degustazione e il palato, che nella Regione gode di una grande identità e che dopo una crisi negli Anni Novanta ha goduto di un’importante riscoperta. Consente una bevibilità più facile, più abbordabile dello Champagne e rispetto a prodotti medi del secondo tipo è preferibile spesso un Crémant. Tra l’altro la varietà interessa la tipologia e il livello qualitativo.

ll Crémant de Bourgogne, dal 1975 con la denominazione AOC, può essere prodotto in tutta l'area della Borgogna, dall'Auxerrois a nord fino al Beaujolais a sud, includendo la Côte d'Or, la Côte Chalonnaise e il Mâconnais. Questa diversità territoriale si traduce in una ricchezza espressiva che caratterizza le diverse interpretazioni. Per il Crémant de Bourgogne, il 30% dell’assemblaggio dev’essere costituito in ogni caso dai vitigni nobili, Chardonnais e Pinot Noir, e per il resto si possono impiegare alcuni vitigni della regione, nello specifico l’Alligoté (bianco), il Gamay, il Pinot Bianco e Pinot Grigio. Il Pinot Noir apporta struttura e note di piccoli frutti rossi, mentre lo Chardonnay conferisce eleganza e mineralità. L'Aligoté, varietà autoctona borgognona, contribuisce con freschezza e vivacità, e il Gamay dona sentori fruttati e immediatezza.



Esiste la versione Brut Nature, praticamente senza zuccheri, Sec, Demi-sec e Doux, secondo il grado zuccherino crescente che offre opportunità varie in fatto di gusto e abbinamento. In Borgogna esiste anche in versione rosé, Blanc des Blancs, 100% Chardonnais; e Blancs des noirs 100% Pinot noir, vitigno principe della zona.

A titolo di esempio: abbiamo assaggiato Les Terrois, Blanc Brut de Louis Picamelot, Maison fondata nel 1926, dal perlage molto fine e persistente, che al naso presenta un fruttato leggero e fresco, che si arrotonda in bocca dove regala note di marzapane e sapidità sul finale. Pur Chardonnais, Blanc des Blancs Brut Nature, non ha nulla da invidiare a uno Champagne e presenta un perlage molto fine, fragrante al naso, con una buona rotondità in bocca bilanciata da una nota fresca, un bel finale presenta sentori terziari.





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