18 MARZO 2026

CHALON
QUANDO IL TEATRO
DIVENTA VERTICALE

di LUIGI ALCIDE FUSANI





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Nell'ultima rubrica, quella in cui parlavo del festival di Chalon, ho raccontato di una edizione degli anni 90, così: “In una delle piazze principali del paese, davanti al municipio, c'è un bel palazzo di fine '800; quattro piani. Saranno quindici metri d'altezza. Sulla facciata è appoggiata una struttura, una impalcatura di tubi come quelle che si montano quando si devono rifare le facciate. Serve per sostenere un telo quadrato che copre tutta la facciata”.

Quando ero arrivato, il giorno prima dell'inizio del festival, alcuni attori stavano lavorando con corde e carrucole davanti al telone. Nel teatro di strada non ci sono primi attori o prime attrici che arrivano “sur scène” venti minuti prima dello spettacolo, quando i tecnici hanno già fatto tutto il lavoro e tutte le scene sono già montate; no, nel teatro di strada gli attori sono anche manovali, montatori, tecnici e partecipano a tutto il processo che culmina nello spettacolo. Ricordo che certi spettacoli che avevano bisogno di un montaggio di due o tre giorni in realtà offrivano uno spettacolo che cominciava ben prima della rappresentazione finale, e il pubblico restava volentieri a curiosare, a commentare, e anche a chiacchierare coi componenti della compagnia.



Dunque, il giorno prima dello spettacolo sull'impalcatura risplendeva nel sole il telo tutto bianco. Il giorno dopo, il telo non era più candido... Linee sottili percorrevano tutta la superficie, ma non si riusciva a decifrare il disegno. Verso le quattro del pomeriggio, alcuni attori vestiti da imbianchini cominciarono a scendere dall'alto sulla parete verticale, camminando perpendicolari al telo... e quindi paralleli al pavimento della piazza. In mano, da una parte un secchio di vernice, dall'altra un rullo per dipingere la parete.

A poco a poco, si riconosce una strada, l'insegna di una panetteria, una piazzetta, e nella piazzetta due musicisti di strada, elegantissimi, lui con la fisarmonica, lei con il violino. Suonano le canzoni più celebri del repertorio francese. Édith Piaf, Yves Montand, Charles Trenet... il pubblico li accompagna cantando sottovoce La mer, Les feuilles mortes, Hymne a l'amour... I francesi si “riconoscono”.

Il pomeriggio avanza; gli imbianchini continuano il loro lavoro, sono fradici di sudore. Verso le sette e mezzo tutti gli attori risalgono e scompaiono sul tetto. Applausi. La compagnia si presenta in alto a ringraziare. Una voce ci dà appuntamento per il pomeriggio successivo. Il giorno dopo il lavoro continua. Agli imbianchini si aggiungono dei “pittori”. Fanno il lavoro “di fino”. Le baguettes dal panettiere, le panchine verdi nella piazzetta, le costate dal macellaio, i tombini vicino ai marciapiedi... altra musica, Francoise Hardy, Michel Polnareff, Johnny Hallyday... Alla fine del pomeriggio il quadro è completato; sul telone fa mostra una bella piazzetta, tipo Montmartre, ma vista dall'alto. La solita voce ci dà appuntamento per il pomeriggio successivo.



Sono curioso di vedere cosa succederà il giorno dopo. Quando arrivo la piazza è già piena; il pubblico a poco a poco è andato crescendo. Lo spettacolo comincia con una ragazza che spinge una carrozzina. Il bambino piange. Il panettiere esce dal negozio con un assaggino per il piccolo... che si calma. Un giovanotto con un mazzo di fiori aspetta qualcuno nella piazzetta. Comincia a piovere, si aprono gli ombrelli. Passa il postino in bicicletta. Arriva la ragazza che ha appuntamento col giovanotto; si siedono al caffè; arriva il cameriere, esce e rientra poco dopo con il vassoio. I due ragazzi iniziano a ballare... sul marciapiede, sulla strada, nella piazzetta... sembra Un Americano a Parigi, o Danzando sotto la pioggia. Dopo qualche altra scenetta, buio. L'applauso è lungo, pieno di entusiasmo.

Io mi chiedo quanto mi costerebbe portare questo spettacolo in Italia, e dove potrei trovare un palazzo adatto a ospitarlo... Mi allontano. Voglio andare a mangiare in un ristorantino vicino al fiume. A un certo punto lungo la strada c'è una specie di ingorgo. Cammino lungo il marciapiede per passare oltre. Le macchine suonano i clacson; vorrebbero passare ma in mezzo alla strada c'è uno strano personaggio: sui pattini, vestito con una tuta nera di pelle, braccia scoperte, bracciali di cuoio pieni di borchie. Sta sfidando le auto in mezzo al traffico, facendosi trascinare da mezzo motorino Solex. Quel motorino francese che si usava negli anni '60, che aveva un piccolo motore che faceva attrito sulla ruota anteriore.

Quella a cui tutti noi stiamo assistendo è una specie di corrida. Il tizio provoca gli automobilisti, li invita a passare poi si butta davanti alla macchina e li costringe a frenare bruscamente. Il pubblico lo incita, si diverte e lo applaude; lui esegue la sua danza, fa le sue evoluzioni... rischia e infine ringrazia la folla come un vero torero. Dieci minuti, un quarto d'ora al massimo poi scompare e noi possiamo andare a cena.







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