24 GENNAIO 2026

CHALON, IL TEATRO
E QUEL RIDICOLO HITLER

di LUIGI ALCIDE FUSANI



(Lo spettacolo Installation de feu della compagnia Carabosse)


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Un ricordo di queste ultime settimane. Cercando un DVD per tenere buona la mia nipotina inesauribile, mi capita sott'occhio un DVD con scritto Chalon (un festival francese di teatro di strada, 'Chalon dans la rue'). Non c'è data, ma da quel che ricordo siamo nei primi anni '90. Forse il '94, e si tratta di riprese che ho fatto io con la mia telecamerina.

Appena ho un momento di tranquillità me lo guardo. I ricordi si ripresentano vivissimi. Comincia il giorno prima dell'inizio del festival. Siamo a metà luglio.

Si va in giro cercando di vedere in anteprima le scenografie già montate per i giorni successivi; si cercano gli amici... i festival sono soprattutto delle grandi rimpatriate.

Vado alla casa del festival di Chalon e trovo Michel Crespin, il fondatore del festival di Aurillac, un omone da più di cento chili (morì nel 2014). Barba e baffoni degni di un gallo di Asterix. Mi abbraccia con gioiosa forza. Ha un braccio tutto fasciato.


(Michel Crespin)


Cosa ti sei fatto? Ho preso uno stiramento durante le prove dello spettacolo... vieni al parco, questa sera, recito anch'io. Ma dddai! Inizia alle 9 e mezza e va avanti fino a dopo mezzanotte. Poi andiamo a cena tutti insieme.

Gli chiedo ancora qualche dritta su quello che vale la pena di vedere. Mi risponde col suo solito sorriso sornione, Vai a vedere cosa succede in piazza... - e non dice niente di più.

In una delle piazze principali del paese, davanti al municipio, c'è un bel palazzo di fine '800; quattro piani. Saranno quindici metri d'altezza. Sulla facciata è appoggiata una struttura, una impalcatura di tubi come quelle che si montano quando si devono rifare le facciate. Serve per sostenere un telo quadrato che copre tutta la facciata.

Chiedo informazioni a uno che sta lavorando, evidentemente uno della compagnia.

Cominciamo domani alle quattro...



È molto concentrato e torna a maneggiare una corda da arrampicata che scende da una carrucola collocata in alto sopra il telo. Va bene, non disturbo più.

Alla sera, grande spettacolo di apertura del festival. Il grande parco è illuminato per lo spettacolo, solo nelle zone prescelte per le azioni.

In uno spiazzo verde, un plotone disordinato di guerrieri primitivi fa la spola tra un deposito di enormi lance di bambù e la riva di un ruscello.

Le facce e i capelli sono ricoperti di biacca bianca; indossano delle strane armature che li fanno assomigliare a dei samurai.

Nel mezzo della prima fila, lui. Michel. I capelli lunghi raccolti in un codino bianco sulla nuca. Lo sguardo intenso e fiammeggiante; sembra uno dei guerrieri di terracotta ritrovati in Cina proprio in quegli anni.

Sulla cima delle lance sono fissati dei dischi di terracotta chiara che rappresentano delle facce con espressioni terrorizzate. Una specie di urlo di Munch, ma rotondo.

Arrivati alla riva del ruscello, marciando rumorosamente, piantano le lance dopo avere urlato un grido spaventoso contro dei nemici immaginari sull'altra riva del fiume. Il rito si ripete senza variazioni. Sulla riva del torrente cresce una selva di lance a sfidare un esercito di invasori immaginari.



Attraverso il torrente (più avanti c'è un piccolo ponte), e mi ritrovo in un altro grande prato dove ci sono una ventina di fili tesi, come quelli per stendere il bucato, ma appese ai fili ci sono strane lampade; una dozzina per ogni filo.

Le lampade sono fatte con delle canottiere con le sole spalline, un fil di ferro che le tiene aperte, e all'interno un lume, forse una candela accesa.

Le lampade, (saranno quasi trecento) oscillano lievemente e le luci fioche danno l'idea di un esercito di fantasmi, di anime inquiete che ancora non vogliono lasciare la terra, come i dibbuk che aspettano un atto di pietà, prima di andarsene definitivamente.

Dopo il prato delle anime una spirale di fuoco, cioè: una serie di “punti” in cui all'interno di strutture metalliche ardono fuochi. Nelle strutture, di varie forme, sono aperte varie immagini e figure geometriche attraverso le quali si vedono le fiamme che salgono e generano correnti ascendenti che portano con sé lapilli fino a farli disperdere nel cielo. Guardando tutto l'insieme, una volta uscito dalla spirale avevo davanti agli occhi l'immagine di una città bombardata, ancora in fiamme. Guernica, Dresda, Hiroshima.

Dopo la spirale dei fuochi, due chioschi per la musica poco distanti tra loro.

Nel primo un pianista in frac, compunto e serissimo come se stesse presentando un concerto alla Scala, esegue a ciclo continuo un brano di Erik Satie.

Nel secondo chiosco due danzatori che sembrano arrivare direttamente dalla Bella époque danzano guardandosi romantici e sognanti come se fossero completamente ignari del mondo. Lui, coi capelli impomatati, sembra Fred Astaire, lei, delicatissima, sembra una delle dame ritratte da Boldini.

Resto a guardarli per un po' chiedendomi il senso di quell'accostamento feroce.

Mi allontano per uscire e mi ritrovo in una specie di corridoio con pareti di legno.


(Lo spettacolo Installation de feu della compagnia Carabosse)


La parete di sinistra è piena di manifesti della propaganda nazista. Ci sono immagini dei film di Leni Riefenstahl; fotografie di sculture eroiche come quelle dello stadio dei marmi a Roma; Hitler con lo sguardo spiritato e la bocca spalancata...

L'attrito mentale con la levità della musica di Erik Satie, che ancora si sente in sottofondo, mette a disagio.

Avanzando, a un certo punto incominciano ad apparire, sulla parete di destra, caricature grottesche: Hitler con gli occhi strabici e con un berretto da marinaretto.

Sono immagini tratte da giornali satirici dell'epoca.

Alla fine del percorso una scritta. “ALL'INIZIO ANCHE HITLER ERA UN PERSONAGGIO RIDICOLO”. Seguono le foto di alcuni uomini politici europei del momento. Ricordo Sarkozy e Berlusconi.

Torno in albergo. A mangiare con gli amici andrò domani, dopo aver visto quello che si sta allestendo sul telone in piazza del municipio.







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