CAMMINARE A BRESSANONE
UN GIOIELLO DI ARTE E STORIA



clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi




leggi anche: DIZIONARIETTO ENOGASTRONOMICO

Una passeggiata a Brixen, il borgo più antico del Sud Tirolo, un gioiello carico di storia e densissimo di aneddoti. Una flânerie attraversando secoli, per non dire millenni, sotto un cielo blu splendente e una città vestita di fiori e di verde nuovo, uno dei momenti migliori per visitarla, insieme all'inizio dell'autunno e al periodo natalizio. Siamo in compagnia di Andrea Vitali, docente universitario, insegnante di scuola e guida turistica, un romano che da trent'anni ha scelto la Valle dell'Isarco e non se n'è pentito.


(Ponte Aquila)


IL PONTE AQUILA E LE ORIGINI

Siamo sul Ponte Aquila, il più antico della città (del quale però non restano le vestigia antiche) e voltiamo le spalle al centro storico per andare a cercare le origini di Bressanone, nata nel X secolo. Il ponte era uno dei pochi nel Medioevo che attraversavano l'Isarco, in un punto strategico per chi veniva da Aquileia. Il primo insediamento in loco è stato Stufles, oggi quartiere degli artisti, al di là del fiume, zona popolare con caratteristiche medioevali: ci sono tracce di un Oppidum romano già dal IV sec. d.C. ma il sentiero archeologico ci riporta indietro fino al neolitico.


(Le case caratteristiche del centro)


LE CASE BORGHESI E LA TORRE BIANCA

Tornando sull'altra riva si avvista la Torre bianca della parrocchia di San Michele Arcangelo, lungo una delle vie commerciali. Qui ci sono le case borghesi con i frontoni merlati e gli Erker o bow-window. Al piano terra le botteghe, su un lato della via protette dai portici, al primo piano quella che era l'unica stanza riscaldata con la classica Stube e nel sottotetto la zona della servitù e dello stoccaggio delle merci. I tetti sono a capanna ma il frontone più alto — di cui resta la funzione decorativa — un tempo aveva una funzione pratica: in caso, frequente, di incendio, consentiva facilmente l'arrampicata versando acqua dall'alto.


(Uno scorcio della Torre bianca))


LA TORRE DEL XV SECOLO E IL DUOMO

Giriamo a sinistra in prossimità della Torre del XV secolo, 72 metri di altezza, con cuspide in muratura bianca da cui il nome; prima era di legno, detta in origine Torre nera e soggetta a incendi. Curiosa la doppia funzione religiosa e civica, da cui le garitte di sorveglianza, caso non unico in zona. La via Alboino un tempo già fuori della città era una roggia che alimentava i mulini attivi fino agli Anni Trenta del Novecento. Ora ci troviamo, alla nostra destra, tra due chiese: quella Plebana del XII secolo e il Duomo, la cui origine risale al X secolo, poi ricostruito. Conservata la struttura gotica, la decorazione è del Sei- Settecento con il tetto con coppi colorati, trompe-l'oeil all'esterno e magnificenza all'interno. Tra le due costruzioni il cortile, oggi un giardino che è un passaggio pubblico, in origine anche luogo di sepoltura di cui resta memoria nella lampada perenne quattrocentesca. Procedendo, sulla sinistra si vede il Palazzo del Seminario diocesano in stile Barocchetto con una bella Biblioteca ora anche con ospitalità.


(Il chiostro della Cattedrale)


IL CHIOSTRO DELLA CATTEDRALE

Entriamo sulla destra del nostro percorso nel chiostro della Cattedrale, che risale all'epoca del re carolingio Ludovico il Fanciullo, che donò ai Vescovi di Sabiona il Maso di Bressanone — allora Prishna, da cui Brixen, il nome tirolese, dialetto del gruppo bavaro-tirolese, tedesco del Sud. In seguito i vescovi lasciarono la rupe, a sud della città, dove si erano ritirati nel V secolo per difendersi dai Germani che poi avevano conquistato la zona. Così si creò il quartiere ecclesiastico, il primo nucleo storico della città. L'impianto del chiostro, un tempo anche luogo di sepoltura, è un gioiello romano-gotico e le volte sono affrescate lungo due secoli, dal Trecento al Cinquecento, quando fu tolto il soffitto in legno e vennero coinvolte le migliori botteghe pittoriche locali.


(L'elefante Solimano)


GLI AFFRESCHI E SOLIMAN L'ELEFANTE

Resta un unico portale romanico, quello sud, con dipinti catechetici. Per il resto gli affreschi per lo più non presentano progetti unitari. Da notare l'Adorazione dei Magi in stile gotico internazionale, tipico delle corti di grande raffinatezza (basti notare il velo del bambino e la Madonna ritratta come una nobildonna). Importante anche un'Annunciazione della seconda metà del Quattrocento di influenza toscana anche se non di fattura finissima. Qui ha lavorato Leonardo da Bressanone nella seconda metà del Quattrocento (la casa si può vedere contrassegnata da una targa all'ingresso di Stufles). Da non mancare l'affaccio sulla Cappella di San Giovanni, quasi sempre chiusa, però, nella quale si intravede un ciclo pittorico di grande raffinatezza. Passeggiando nel chiostro si incontra la Scena dell'Ecce Homo del Nuovo Testamento messa in corrispondenza con un episodio del Libro dei Maccabei dell'Antico Testamento, in cui l'eroe salva il proprio popolo donando la propria vita, lanciandosi sotto la pancia di un elefante. Il pittore ritrae curiosamente l'animale con un'improbabile proboscide e orecchie da pipistrello, facendolo assomigliare a un bizzarro cavallo, attinto dai Bestiari. Poi nel 1551 a Bressanone arrivò per la prima volta un elefante indiano, Soliman, insieme al corteo di Massimiliano d'Asburgo di ritorno da Madrid. L'animale, che non riusciva a passare per le vie strette della città date le sue dimensioni, era il dono del re del Portogallo e fu immortalato sul timpano della facciata dell'Hotel&Restaurant Elephant dove ancor oggi possiamo ammirarlo (l'albergo in stile déco ha un ristorante stellato per una sosta o un soggiorno di lusso).




(Il Municipio in piazza Duomo)


IL DUOMO E IL MUNICIPIO

Entriamo nel Duomo barocco, opulento perché dal 1027 il Vescovo di Bressanone era anche Principe della città e non a caso il marmo — anzi i marmi, si dice che ne siano stati impiegati 33 come gli anni di Cristo — sostituiscono lo stucco e il legno tipico dell'architettura locale. L'altare maggiore è un capolavoro in stile berniniano con giochi di illusione, in Marmo Bianco di Carrara e Rosso di Francia, realizzato dalla famiglia di artisti Benedetti di Mori, un paese vicino a Rovereto. Paul Troger, il pittore austriaco barocco per eccellenza, affresca invece La gloria dell'Agnello pasquale sul soffitto, simbolo della città. La chiesa è dedicata all'Assunta e a San Cassiano da Imola, patrono della città, personaggio storico, martire al quale è legata una leggenda curiosa. Non perdetevi l'organo con oltre 3300 canne, legato alla grande tradizione musicale austriaca che qui ancora continua. Uscendo, un porticato solenne settecentesco e sulla destra il Municipio dell'inizio del Novecento, che riproduce l'architettura storica; sulla sinistra il Palazzo Vescovile e la Biblioteca civica, di pregio.


(L'Hofburg)


L'HOFBURG E MOZART

Poco distante Hofburg, residenza rinascimentale all'italiana dalla fine del Cinquecento, in origine una fortezza circondata da un fossato, di cui restano solo due lati, dov'è custodito un ricco Museo diocesano con 80 sale e reperti dall'epoca paleocristiana al contemporaneo. Vale la pena almeno uno sguardo al cortile: Andrea d'Asburgo, cardinale, chiama i Lucchese a decorarlo — una famiglia lombarda — e lo fa ornare con 44 statue (di cui oggi restano una metà) in terracotta bronzata realizzate da Hans Reichle, artista tedesco formatosi in Italia con il Giambologna. Tra le curiosità: l'11 dicembre del 1771, nel teatro che non esiste più, si esibì il giovane Amadeus Mozart, che però non fu alloggiato nel palazzo perché non di sangue reale. Vi ha dormito una notte invece Papa Pio VI nel 1782. Prima di lasciare la Residenza si può entrare nella Cappella di Corte settecentesca, con il portale barocco marmoreo e l'altare realizzati dai Benedetti da Mori. All'interno anche un'opera firmata Caspar Waldmann e datata 1708.


(Wildmann, l'uomo selvatico)


I PORTICI E IL WILDMANN

Riprendendo il percorso cittadino ci si imbatte nella chiesetta di Sant'Erardo, luterana, di fronte a Porta Croce. La passeggiata continua tra i Portici Minori e Maggiori, tra bei negozi, manifatture locali, artigianato artistico, un piccolo Museo della farmacia e, all'incrocio tra i due portici, alzando gli occhi, la statua di un uomo con tre facce: il Wildmann, allusione al trivio cinquecentesco. Una leggenda narra che chi si troverà a passare di qui il Venerdì Santo alle ore 12, quando suonano le campane, raccoglierà dalle tre bocche zecchini d'oro. La leggenda contiene naturalmente un'ironia ribalda, perché in quel giorno le campane non suonano. Abbassando lo sguardo si nota una targa che attesta che Mozart fu più volte alloggiato nell'allora Locanda L'Aquila Nera — nome imperiale — oggi sede di una farmacia.


(La casa di Leonardo da Bressanone nel quartiere Stufles)


ASTRA, ISARCO E FONTANE

Si può continuare andando a zonzo e percorrendo vie e viuzze, con alcuni punti di riferimento come il citato Hotel Elefante, l'Astra — la cui architettura riporta al Ventennio del Novecento nello stile razionalista dell'allora cinema e centro dell'educazione della gioventù, oggi centro culturale vivace dedicato soprattutto alla musica — per poi allungarsi in una passeggiata, magari anche in bici, lungo l'Isarco. Se vi venisse sete, l'acqua scorre fresca e pura nelle numerose fontane, da due fonti; in particolare ricordiamo Plose, la prima a bandire la plastica (nel 2030 Bressanone sarà un comune plastic free), che viene dall'omonima montagna, detta qui la "montagna di casa".


(Il cortile interno dell'Hofburg)


DA FINK: IL TERRITORIO A TAVOLA

Per concludere il giro, una sosta gastronomica nel cuore della città, da Fink, un'antica famiglia, oggi alla quarta generazione. La casa risale al 1450 ed è stata ristrutturata nel 2023 da architetti locali con un restauro conservativo — al primo piano una serie di suite e una spa — lasciando invariata la matrice architettonica rivestita con calce naturale, arredata con legni di recupero, linee essenziali di design senza tralasciare i riferimenti alla tradizione; a terra il Terrazzo veneziano realizzato con sassi della zona e arredi completamente riciclabili. Il tema è quello della sostenibilità anche a tavola. Il capostipite Hans Fink, morto nel 2003, era uno studioso di storia e cultura popolare locale che ha scritto oltre trenta libri; nelle sue passeggiate archeologiche ha ritrovato reperti importanti in mostra all'interno. I Menhir e le steli più grandi sono copie degli originali che si trovano al Museo di Bolzano dov'è custodito il famoso Ötzi.




(Via del Mercato)


HILDEGARDE DE BINGEN E LA FILOSOFIA DEL MENU

Anche a tavola continua il racconto del territorio, perché la filosofia è ispirata a una monaca, mistica, compositrice musicale, guaritrice, esperta di erbe e alimentazione, una protofemminista ad alto gradiente di spiritualità: Hildegarde de Bingen, morta nel 1179. La tradizione in tavola è quella monastica: protagonisti i vegetali, la frutta e i legumi. La carne non è abbandonata — la famiglia tra l'altro aveva nel locale accanto una macelleria oggi chiusa — così come il pesce, con ricette semplici, rivisitate e raffinate che raccontano il territorio, attingendo per i prodotti ai fornitori locali e ai chiostri dai grandi giardini e orti, ormai con pochi monaci da sfamare. La carta dei vini è improntata al territorio e ai vitigni tipici della zona: in primis il Sylvaner, forse il più noto tra i bianchi, anche se per importanza surclassato dal Kerner, tipico per la sua freschezza, le note di pera, mela e un erbaceo caldo che ricorda il fieno. L'attenzione per la sostenibilità è raccontata nella carta dalle bevande low alcol e non alcol, mentre il territorio è citato negli aperitivi signature come il Fink Spritz Monastico.



Press ESC to close