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Non vi tenterò con destinazioni esotiche, ma con un angolo d'Italia "esotico" come l'Alto Adige sa essere, turisticamente parlando. Ricordate il giochino "nomi, cose e città"? Palestra mnemonica in cui noi boomer ci esercitavamo prima che Rete e AI cambiassero la noia dei ragazzini in ossessione digitale. Bastavano carta e penna per seguire una traccia con divertimento. Con lo stesso spirito ho dato ordine a un itinerario eno-gastronomico di primavera in Valle d'Isarco ricco di sapori, curiosità ed emozioni che volentieri condivido, in rigoroso ordine alfabetico.
ACQUAÈ una cosa seria visto che i nutrizionisti raccomandano di berne circa un litro e mezzo-due al giorno. A Bressanone non c'è problema di "approvvigionamento", la cittadina tirolese ha ben quarantotto fontane di acqua potabile di cui trenta nel centro storico. Fresco e purissimo, l'oro blu arriva da due sorgenti montane. Una delle principali "vene" si trova in fondo alla Valle di Scaleres, a tre ore e mezza di corroborante cammino. Ma i più pigri possono riempire la borraccia ovunque, nel segno della sostenibilità.
BURRO ma anche BAROCCO
Proibito in ogni dieta, per grassi e calorie. Qui in Valle d'Isarco le mucche abbondano, i pascoli pure, il latte prodotto è dolce e sulla tavola della colazione il burro si accompagna con un pane nero (ai semi) profumatissimo. Il più diffuso è lo Sciaves di Brimi, ovvero la Centrale del Latte di Bressanone piazzata (non convenientemente) ai limiti del centro, ma la scelta artigianale è ampia. Può presentarsi in vesti salate, erbose e "montate": imparate a resistere se non volete ingrassare. Il Barocco trionfa nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Cassiano, altrimenti detta Duomo. Il monumento, tre navate e due campanili, troneggia sulla piazza di Bressanone con le sue absidi dorate e una maestosità che va apprezzata senza pregiudizi. I brissenesi la amano.
CANEDERLI
Dici canederli e pensi Alto Adige. Il nome deriva dal tedesco knödel, che a sua volta deriva da knot: gnocco. Si tratta di gnocchi di pane (e altri ingredienti a seconda della zona). La ricetta dicono risalga addirittura al Medioevo. Vero o falso? Chissà. Certo è che nei locali di Bolzano, Bressanone, Varna, della Val Pusteria e dintorni si gustano in molti modi e con ogni clima. A dispetto dei turisti che nei masi osano chiedere "spaghetti alla bolognese".
DOLCI
In Tirolo (che sia austriaco o italiano) immancabile è lo strudel di mele. Quello della pasticceria Pupp, in Altenmarktgasse 37, che propone anche ottime brioche, è una garanzia. Ma la vera sorpresa è stato per me l'Arke Pastry Studio (in via Bassa dell'Angelo Custode 12) nel quartiere che una volta era degli artigiani, ossia il cuore antico di Brixen. Nel locale, aperto sei mesi fa, Susanne (31 anni) e il suo compagno Miki offrono una certa quantità di golosità contemporanee. Dalla passione per i trekking e dal pastry design nasce il "cavallo di battaglia" Peitlerkofel (sarebbe il Sass de Putia) che copia fedelmente il profilo della cima dolomitica grazie a uno stampo fatto costruire ad hoc in Olanda. Base di grano saraceno arricchita da mousse al cioccolato, mirtilli rossi e gemme di pino mugo candite. Irresistibile.
ERBE SELVATICHE
La raccolta è copiosa: sulla Plose, lungo i sentieri, nelle fattorie in alta quota. Di erbe selvatiche si nutre la meravigliosa cucina di Florian Fink che nel suo ristorante (Fink Restaurant&Suites, Portici Minori al civico 4) rivisita antiche ricette monastiche e cura gli ingredienti locali "in purezza". La convinzione dello chef (coadiuvato nell'area albergo dalla gentilissima moglie Petra) è che le preparazioni semplici esaltino i sapori della terra. I contadini portano nella sua cucina fasci di erbe spontanee "e anche il dimenticato gusto amaro ritrova nei piatti la sua dignità". Nel menu le stagioni (per fortuna) la fanno da padrone. La mia cena si è aperta con un bicchierino di brodetto di erbe e si è conclusa con una soddisfazione difficile da esprimere a parole. Provare è obbligo culturale.
FORMAGGI
Più che formaggi, tome, pecorini, brie e caciotte affinate da Hansi Baumgartner e proposte nel suo Degust (www.degust.com/it), a Varna, sono straordinarie opere d'arte. Stagionati in un bunker della Seconda Guerra Mondiale o in cantina, avvolti in foglie o vinacce, nella cera d'api, in erbe aromatiche, in spezie, in botti, o, ancora, affumicati artigianalmente con legni scelti, i prodotti di malga o di capra assumono caratteristiche uniche e profumi inaspettati. Si possono degustare in bottega previa prenotazione. Li ho provati, accompagnati da un infuso, e non avrei più voluto smettere, colesterolo permettendo.
GIARDINO (ma anche GRAPPA e GIN)
Tra un assaggio e l'altro qualche passeggiata fa bene a mente e cuore. Consiglio un giro nel Giardino dei Signori che è parte del Palazzo Vescovile di Bressanone (meraviglioso): un'oasi con quattro aiuole fiorite zeppe di erbe aromatiche e medicinali e una fontana centrale del periodo Biedermeier. Si trova sul lato nord del Palazzo. L'ingresso è libero, la vista rasserenante: pare ci abbia passeggiato Wolfgang Amadeus Mozart prima del suo concerto nella sfavillante Sala Teatrale del Palazzo. E veniamo al più prosaico alcol. Ho incontrato un capace distillatore, Martin Rastner. Produce grappe dall'aroma intenso e un ottimo gin. La sua azienda agricola si trova nel quartiere di Kranebitt, in alto, con vista Duomo, tra fiori, frutteti e filari. La passeggiata (all'andata) è ripida e la discesa (dopo aver bevuto) necessariamente cauta. Assaggiate le grappe (pluripremiate) di pere, mele e albicocche a Km0. Il gin è una novità. (knoespele.com/it)
HOTEL
In Alto Adige c'è un'offerta di ospitalità valida e variegata: quasi 10mila in totale gli hotel, le locande, i rifugi, le residenze turistiche, gli alloggi e i campeggi. Uso dunque questa H, senza voler far torto a nessuno, per parlare di un hotel raffinatissimo (con superbo ristorante stellato) che cito, però, per la sua singolare storia. Mi riferisco all'Hotel&Restaurant Elephant nato e risorto dalle ceneri di una locanda che nel 1551 ospitò (ovviamente all'esterno) l'elefante Soliman (dono del re del Portogallo Giovanni III a suo nipote l'arciduca Massimiliano d'Austria) in viaggio verso Vienna. Il pachiderma indiano rimase fuori dalla città per ben quattordici giorni perché la sua mole non gli permise di passare dalle porte urbane. Nessuno tra i monti aveva mai visto una bestia simile e l'oste cambiò il nome della sua locanda in "Elephant". Il prodigioso animale divenne così simbolo di Bressanone. È immortalato sulla facciata dell'hotel oltre ad essere protagonista di un singolare (sembra un cavallo grasso: il pittore non aveva mai visto un elefante!) affresco medievale nel Chiostro del Duomo. (www.hotelelephant.com/it). Per chi crede nelle leggende.
ISARCO
Incontra il fiume Rienza proprio a Bressanone, ma nel corso dei secoli i due corsi d'acqua hanno fatto non pochi disastri. Inondazioni (come quella rovinosa del 1757) che hanno cambiato la geografia del territorio. Dà il nome alla valle — che si estende da Bolzano fino al Passo del Brennero — e grazie all'Isarco (ma non solo) il microclima della conca fa prosperare frutteti, vigneti, pascoli. Lungo l'Isarco il tracciato running che raggiunge Novacella: 3,2 km per ritemprarsi.
LUSON / LADINO
I Monti di Luson si trovano tra la Valle Isarco, la Val Pusteria e la Val Badia nell'area di Luson, Bressanone, San Martino di Badia, Marebbe, San Lorenzo di Sebato, Chienes e Rodengo. Chi il trekking lo fa sul serio arriva a Luson per fare un bagno nel suo laghetto. Il paese (che non fa neppure duemila abitanti) fu donato da re Arnolfo di Carinzia nell'893 ai vescovi di Bressanone. Qui si parlava ladino fino alla fine del Seicento.
MELE&MASI
Cominciamo con il dire che le mele sono onnipresenti nel territorio dell'Alto Adige (da qui parte quasi il 50% della produzione italiana) e nelle sue cucine gourmet. Ma c'è anche un sentiero che unisce le mele al vino: il Sentiero del Vino di Bressanone si congiunge, infatti, a quello delle Mele sull'altipiano di Naz-Sciaves: sono quasi 18 chilometri e mezzo a partire dal Ponte Aquila, nel centro città, per raggiungere l'altipiano di Naz-Sciaves, a 905 m di altitudine. E poi ci sono i masi, ovvero le aziende agricole che altrove si chiamano fattorie, case coloniche, stazzi e così via; qui propongono ospitalità, specialità montane e piccole scoperte. Qualche esempio? Il maso Hubenbauerhof ha un proprio birrificio con birre ad alta fermentazione prodotte secondo la legge bavarese del 1516 (Vicolo Ombroso 12, Varna), mentre il maso Kircherhof — che si trova nel villaggio alpino di San Leonardo — risale addirittura al 1405 e fu usato perfino come tribunale.
NOVACELLA / NEUSTIFT
Meriterebbe da sola un capitolo a parte. C'è l'Abbazia dei canonici agostiniani che la gestiscono da sempre, ma questo è solo un briciolo di storia. Fu fondata nel 1142 dal vescovo beato Artmanno di Bressanone ed è circondata da vigneti a perdita d'occhio, una collegiata barocca e una biblioteca imponente. Ovviamente è un grande centro religioso e culturale, ma la sua potenza produttiva-vinicola-sociale ed economica non è da meno. Assolutamente da visitare il museo, imperdibile la tenuta, l'enoteca, l'osteria, il parco e perfino il convitto. Una giornata non basta ad apprezzare tanta bellezza e suggestione. Non voglio dilungarmi sul monastero che ospita oggi soltanto quattordici canonici (sperano in una visita del Papa, agostiniano anche lui), né tediarvi con le iniziative di aggiornamento enologico, culturale e così via. Si possono fare visite guidate, degustazioni, passeggiate e ritiri spirituali. Io sono stata più volte a Novacella e credo ci tornerò. (www.kloster-neustift.it)
OSTE SCURO / FINSTERWIRT
Assurge agli "onori" della cronaca per le sue mille particolarità: è un ristorante storico di Bressanone, occupa un edificio del XIII secolo già di proprietà del capitolo del Duomo (ex abitazione dei canonici fino al 1743) che venne usato dai religiosi per libagioni (al buio) con il vino che i contadini lasciavano per pagare i balzelli. Nelle sue sale (una dedicata a Papa Benedetto XIII che veniva in vacanza dalla Germania quando era cardinale), si trovano diverse stube che ospitano trecento quadri e molti esempi di arte sacra compreso un gigantesco crocefisso. L'osteria fu comprata dalla famiglia Mayr nel 1881 per mille fiorini, oggi Christoph Mayr (sesta generazione di chef) ne ha fatto un ristorante di pregio. Sulla tavola ottimi piatti della tradizione.
PLOSE
Salite, salite, salite. Sulla montagna di "casa", intendo: a sette chilometri da Bressanone la cabinovia ti porta diretta alla vetta. Sulla Plose — dove si vedono le imponenti cime del Gruppo delle Odle e il Sass de Putia — trovate sentieri escursionistici di varie difficoltà (il woodywalk e il lorggen) per i bambini e famiglie. Percorsi mountain bike, rifugi (tanti) e natura incontaminata dove passeggiare, meditare, fare sport, rilassarsi. Le Dolomiti non hanno bisogno di spiegazioni, sono Patrimonio dell'Umanità.
QUADRI e tanta arte…
Rigorosamente a tema sacro. Costituiscono la collezione del Museo Diocesano di Bressanone, edificio barocco del Palazzo Vescovile che conserva un'imponente raccolta di statue, oggetti, tessuti e presepi. Avete capito bene: gli amanti della Sacra Famiglia troveranno qui circa cinquemila statuette di pastorelli, Madonne, San Giuseppe e Magi non solo del Tirolo, ma arrivati da Napoli e dalla Sicilia. Il primo presepe fu creato per il principe vescovo Karl Franz Lodron per una camera del proprio appartamento e i successori hanno fatto il resto.
REGNO D'ITALIA
Approfitto della lettera R per un breve, eppur necessario, tuffo nel passato più recente. Bressanone (già sotto l'impero austro-ungarico) fu occupata dai soldati italiani nel novembre 1918 ed entrò a far parte del Regno d'Italia, mentre il territorio del Tirolo (Tirolo del Nord e Tirolo Orientale) rimase all'Austria. Ma, come è noto, la cultura non cambia in una manciata di decenni e in questa terra di confine il tedesco prevale sull'italiano. La cucina è un gran mix, la gente di confine, l'ordine asburgico, la qualità della vita alta e il vino si fa ricordare come Jannik Sinner, nato a San Candido, e nostro italianissimo campione.
SYLVANER
Bianco, fresco, floreale, con sentori di frutta ed erbe, famoso sulle tavole italiane nel mondo. Gli esperti aggiungono che i vitigni vengono coltivati da oltre un secolo in Valle Isarco. Promosso ora dall'associazione EisacktalWein (cantine e produttori), è al centro di un progetto che lo rende protagonista in quattordici ristoranti della zona. Ogni locale crea (o ha creato) un piatto che si abbina ai suoi sentori e ne esalta l'acidità. C'è tutto il mese di giugno per giudicare il risultato degli abbinamenti. Un pellegrinaggio succulento fortemente consigliato.
TORTELLI / SCHLUTZKRAPFEN
Nulla a che vedere con i tortelli del centro Italia, gli schlutzkrapfen in Valle d'Isarco sono delle mezzelune di patate (e altre farine) ripiene di spinaci, funghi ed erbe varie (ognuno ha la sua ricetta di famiglia). Impareggiabili quelli con l'ortica proposti alla locanda Sunnegg (c'è anche l'albergo) a Kranebitt, sopra Bressanone. Si mangia baciati dal sole (nomen omen), sotto la pergola tra le viti, con vista sulla natura, i piatti sono genuini e garantiti. www.sunnegg.com
UNIVERSITÀ
Strano, ma vero. Bressanone è sede distaccata sì dell'Università di Bolzano (la facoltà di Scienze della Formazione si trova in viale Ratisbona), ma pure dell'Università di Padova che nei mesi di luglio e agosto organizza qui lezioni, convegni e seminari di varie facoltà. E così tra i vicoli medievali e lungo il fiume c'è un afflusso di giovani che abbassa l'età media della cittadina di 18mila abitanti. Il che è un piacere.
VELTLINER VERDE / GRÜNER VELTLINER
Si definisce "un viticoltore idealista e caparbio" Manni Nössing (dell'Hoandlhof) e i suoi vini non mancano certo di carattere. Non fa eccezione il fresco (e sapido) Veltiner, vitigno di origine austriaca che ha ripopolato i vigneti della Valle d'Isarco nel 1990. Oggi "risiede" in ben 27 ettari. Le zone più calde della valle sono le più adatte per il vitigno che dà vita a un bianco meno conosciuto del Kerner, del Gewürztraminer o del Riesling, ma entusiasmante. Volete le bottiglie di Manni (Weinbergstrasse 66 - Bressanone)? Non vende online. Inviate mail a: info@manninossing.it
WUNDERBAR
Fosse semplicemente un bar non varrebbe neppure la pena di nominarlo, ma il Wunder — aperto nel 2019 nel centro di Brixen — è soprattutto un modello di integrazione. Al bar lavorano persone diversamente abili, poi ci sono un laboratorio e una bottega dove si mettono in vendita i manufatti (tovagliette, vasetti, collane, spille e tanto altro) che arrivano da Seeburg e Bartgaishof, due strutture riabilitative e sociopsichiatriche. Una Meraviglia di solidarietà e umanità che Carmen Messner cura da anni. Siete invitati a prendere un caffè.
ZUPPA D'ORZO / GERSTENSUPPE
Se il termometro non segna i 30 gradi, tentate l'assaggio della zuppa rustica della tradizione contadina: orzo, verdure e carne affumicata. Praticamente un solo pasto in un piatto. L'Alto Adige è la sua patria e, come sempre, ogni area geografica ha la sua variazione sul tema. Solo per stomaci davvero forti.