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Sono diversi gli elementi che concorrono a rendere veramente speciale la mostra “Il colore di Mimmo Jodice” appena inaugurata a Napoli.
In primo luogo, come richiamato dal titolo, la mostra propone l’unico progetto a colori del maestro del bianco e nero, morto 91enne alla fine dello scorso anno. Poi, che queste foto sono il frutto di un lavoro realizzato più di quaranta anni fa in occasione della mostra “La civiltà del Seicento a Napoli”, mostra che - ospitata nel museo di Capodimonte - rappresentò per la città uno dei primi passi verso la consapevolezza del suo patrimonio artistico. E non da ultimo, anzi, che la mostra sia ospitata in un luogo sacro e simbolico quale il Museo del Tesoro di San Gennaro.
Si tratta di oltre 40 opere dedicate alle grandi tele del Seicento napoletano (Ribera, Guarini, Caravaggio, Giordano, Vitale, Caracciolo e Gentileschi) in cui Jodice appuntò il suo sguardo su piccoli particolari spesso poco visibili rispetto alla scena d’insieme. Il fotografo isolò frammenti di volti, posture di mani, pieghe di tessuto e li restituì in una dimensione sospesa ed estrapolata dal contesto originario.
Oggi queste preziose opere, recuperate dagli archivi della famiglia Jodice e in alcuni casi riprodotte da vecchie diapositive, sono esposte lungo il percorso di visita del Tesoro di San Gennaro, un’istituzione che - oltre a custodire opere straordinarie che raccontano il profondo legame tra il santo patrono e la città, offrendo proprio una sintesi di storia di quest’ultima - è impegnata da alcuni anni a rinnovare il suo patrimonio e a renderlo più accessibile e contemporaneo al pubblico che lo visita.
L’allestimento della mostra, ideato dal sempre rimpianto ex direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, dispone le opere di Jodice lungo l’intero percorso del Museo del Tesoro di San Gennaro, dalle Sale del Tesoro alle Sacrestie. In questo modo, e grazie anche al nuovo impianto di illuminazione appena realizzato e ai tessuti e velluti antichizzati di ispirazione barocca che fanno da sfondo alle opere, il visitatore può spostare il suo sguardo dallo splendore che promana dai tesori custoditi nelle bacheche alla luce a volte intensa a volte cupa sprigionata dalle foto che raccontano il barocco. E in quest’accostamento davvero nessuno ci perde.
L’omaggio che la dirigenza del Tesoro di San Gennaro rende a Mimmo Jodice è il primo importante tributo espositivo dopo la scomparsa del fotografo e deve la sua riuscita al lavoro e all’impegno di molti soggetti, tra i quali la direttrice del Museo del Tesoro Francesca Ummarino a cui si deve l’intuizione della mostra, la ditta D’Uva che da cinque anni gestisce e innova il progetto culturale dell’ente Tesoro, Angela e Barbara Jodice, figlie e curatrici dell’opera del maestro. Ma anche agli studenti dell’Accademia di Belle Arti che con la docente Maddalena Marciano hanno realizzato i tessuti, ai giovani con disabilità dell’associazione La Scintilla che curano alcune visite guidate, a Paparo editore che insieme a D’Uva ha curato il bel catalogo, alla ditta WorkinArt che ha realizzato l’allestimento, a tutti gli sponsor che hanno sostenuto l’iniziativa.
La mostra, che resterà aperta fino al 10 gennaio 2027, è davvero un’occasione per fare un viaggio nella storia della città che parte dalla straordinaria devozione dei napoletani per San Gennaro e approda a un fotografo contemporaneo che di questa città ha raccontato pregi e contraddizioni, passando per la sua interpretazione di quello che fu il cosiddetto “secolo di furore”.
Ad accogliere i visitatori, oltre ai nuovi spazi di biglietteria e bookshop, un’esperienza autentica di Napoli con la messa in scena del dialogo tra i secoli, le arti e la storia della città.
TINA PANE (foto della mostra di Francesco Squeglia)