CHIESE DI
CORTONA
TERRAZZA
SUL LAGO
TRASIMENO


di ILARIA GUIDANTONI



(Il borgo di Cortona)

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Nel libro "La mia Cortona", pubblicato da Moebius, è disegnato un itinerario all'interno della cittadina toscana di Cortona, una guida sulle tracce artistiche del grande futurista e poi neocubista Gino Severini, che rimase sempre legato al suo paese, nonostante Parigi sia diventata poi la sua patria adottiva e egli stesso abbia vissuto e lavorato a Roma e in Svizzera. Pubblicato in occasione della mostra per i sessant'anni dalla morte dell'artista (inaugurata per la stampa il 3 luglio scorso) che sarà visibile fino al prossimo 1° novembre al MAEC, il Museo di Arte Etrusca e della Città, il libro offre una chiave diversa per esplorare la cittadina, molto amata dagli statunitensi, che dalla Liberazione ad oggi hanno stabilito con Cortonaun forte legame.

La guida, dal formato agile, con una mappa riassuntiva e cartine parziali, è facile da consultare ma non ha nulla di 'turistico'. I testi, pur sintetici, hanno un valore scientifico, sono stati redatti da una delle due curatrici, Daniela Fonti, con una presentazione di Romana Severini Brunori, figlia dell'artista.


(Una delle sale del Maec dedicate a Severini)


La visita comincia dal MAEC, in pieno centro, di fronte al Comune e accanto al Teatro Signorelli. Siamo nel cuore di Cortona e il punto di avvio è l'archeologia, con un'idea storica della città etrusca oggi di impianto medioevale: qui già si manifesta lo spirito di Severini, che seguiremo fino alla stagione del ritorno al classicismo e alla vocazione spirituale che lo porterà a diventare pittore del sacro. L'artista riscoprì gli Etruschi e come si ricordava non abbandonò mai l'attaccamento a questo territorio e alla sua storia.


(Il Duomo di Cortona - foto di Tetraktys)


L'esposizione temporanea è allestita negli spazi limitrofi al MAEC e dialoga con essi e con la collezione permanente, che riunisce le opere che Severini donò ancora in vita alla città dov'è ricostruito, tra l'altro, il suo studio. Il percorso illustra i temi classici della sua arte, dal lavoro sul ritratto alle ballerine, alle nature morte nelle diverse stagioni della vita; quindi la passione per la commedia dell'arte e la scenografia fino all'arte sacra, complice il recupero della fede dell'infanzia.

Ed è proprio il tema della ricerca dell'assoluto e del sacro, una delle chiavi della passeggiata. Ci si sposta nel vicino Museo Diocesano dal Duomo-Concattedrale di Santa Maria Assunta alla Chiesa di San Marco e alla via Crucis, fino ai luoghi del cuore e alla tomba, in un sali e scendi di vie arroccate. Incrocerete un'unica strada piana, via Nazionale, che può essere anche occasione di shopping e di visita ad attività artigianali e a gallerie, là dove si trova il Caffè Signorelli nel quale l'artista era solito sedersi. Si raggiunge in pochi minuti la Chiesa di San Marco, sulla cui facciata c'è il grande mosaico. Si procede verso la Via Crucis e la Chiesa di San Niccolò; infine il Cimitero della Misericordia.


(La Via crucis di Gino Severini)


La seconda tappa è uno slargo irregolare affiancato a sinistra e a destra dalle quinte architettoniche del Museo Diocesano e del Duomo, uno degli scorci più suggestivi della città che il pittore Pietro Dorazio, amico ed estimatore di Severini, racconta come un luogo di comunione tra storia e natura. Il dedalo di vie offrirà infatti qua e là scorci sulla campagna toscana. Il Museo, all'interno del complesso dell'Oratorio di Gesù, è ricco di capolavori (che ispirarono lo stesso Severini), molti dei quali provenienti da chiese della città distrutte o manomesse. Il Duomo offre in un angolo un po' appartato della navata sinistra il mosaico de 'Il Sacro cuore' che anticipa il 'San Marco' e che l'autore aveva dedicato ai suoi concittadini. La Chiesa di San Marco, infine, fu edificata nel 1580 all'interno di un complesso ospedaliero, ormai in disuso, dal quale si gode una vista sulla campagna.


(Il mosaico di Gino Severini, Chiesa di San Marco)


La passeggiata conduce ora alla Via Crucis, 14 stazioni, con la salita al colle che porta dall'inizio di via Santa Margherita presso porta Berarda al Santuario della Penitente, e rende bene l'idea del valore salvifico delle stazioni lungo un percorso penitenziale. Il primo mosaico, nella stazione introduttiva, è dedicato alla Santa che si volge verso il Crocifisso; alle spalle si scorge il Palazzo comunale con la Torre campanaria che ospita l'orologio monumentale e, dietro, la Basilica di Santa Margherita, dove Margherita trascorse gli ultimi anni della sua vita (è sepolta qui), accanto alla chiesa di San Basilio, poi demolita. La struttura originale è del XII e XIV secolo e il progetto originario fu affidato a Giovanni Pisano. Più volte ristrutturata, conserva dell'epoca pochi affreschi ospitati nel Museo Diocesano, mentre l'aspetto legato al restauro ottocentesco le conferisce uno stile vicino alla spiritualità francescana.

Se si continua su via Santa Margherita si arriva a via San Niccolò dove sorge la chiesa omonima, le cui origini sono legate a San Bernardino da Siena che nel 1440 vi fondò la compagnia laicale di San Niccolò, ancora attiva. Anche questa chiesa è frutto di rimaneggiamenti importanti - nel Sei e Settecento - quando furono aggiunti soffitti lignei a cassettoni e nuove pitture a copertura degli affreschi sottostanti.



Percorrendo la Ruga Piana verso piazza della Repubblica in prossimità del Caffè degli Artisti si scorge un bel Palazzo storico con un giardino interno dove fu ospitato per qualche tempo Severini, che se ne servì come studio. La bella strada, già citata, era il cuore delle città e l'artista soleva passare diverso tempo al Caffè Signorelli, tuttora aperto.

La Guida si ferma qui, con un ultimo tratto che segue idealmente il feretro dell'artista, sepolto al Cimitero della Misericordia. Può valere la pena fare una sosta, alla fine del percorso, all'Osteria del Teatro, e se avete ancora fiato poi salire fino al Monastero di Cortona, oggi albergo raffinato con vista ampia, per un aperitivo. Gli affreschi, visitabili solo la sera, sono conservati nell'antica struttura e ci raccontano ancora una parte della città.





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