Parafrasando un proverbio, "non bisogna piangere (in questo caso) sul vino versato". Perché al Vinitaly appena finito l’oceanico svuotamento di migliaia e migliaia di bottiglie ha ribadito come il vino italiano riesca ancora a liberare sogni e contemporaneamente generare economie di assoluto valore. Basta osservare i numeri di un primo bilancio. Decisamente spumeggiante. Oltre 90 mila presenze con quasi 4mila aziende, tante provenienti da 135 Paesi esteri. Riscontro fondamentale, in un contesto che vede l’export verso oltreoceano crollato del 35% in questi ultimi mesi, senza contare altri danni provocati dal blocco di Hornuz e altri devastanti conflitti bellici.
Verona ha tenuto botta, coinvolgendo altri mille buyer rispetto alle precedenti edizioni, selezionando accuratamente operatori di pregio in oltre 70 Paesi. Registrando - in maniera attesa - pure 'compratori' provenienti dall’Ucraina. Tutto questo in una sarabanda di degustazioni, confronti, convegni. Dove in ogni occasione sono stati citati i vini a bassa gradazione alcolica, con le cantine sempre in prima linea nel progettare itinerari enoturistici.
Le Strade del Vino hanno stimolato precisi riscontri, cercando maggior attenzione tra le piccole aziende vitivinicole, anche tra quelle che per questioni logistici - o di budget - non erano presenti a Verona. Mettendo in cantiere iniziative coraggiose e strategiche. Le cantine erano arrivate a Verona con qualche apprensione ma in chiusura hanno relegato nel dimenticatoio le paure, affrontando il prossimo futuro con grinta. Grande risalto agli esiti delle centinaia di appuntamenti, convegni e premiazioni che - al netto della roboante quanto stridente partecipazione di una schiera di politici di stampo sovranista - hanno consentito di trasformare la kermesse in un 'laboratorio enoico'.
L’enoturismo è in crescita, quasi a livelli di ‘over-tourism’. Con le Dolomiti enoiche sempre in gran spolvero, al pari delle regioni storicamente in prima linea, Toscana su tutte. Tra i riscontri statistici, il 43,3% dei visitatori proviene dall’estero, mentre ogni cantina propone in media 7 esperienze l’anno. Con il risultato che in Italia l’enoturismo muove 15 milioni di visitatori e genera 3 miliardi di euro, e nelle aree più strutturate i visitatori crescono del +16,8% annuo e le vendite dirette post-visita del +21,4%, segno di una crescente capacità di trasformare l’esperienza in valore.
Ancora una volta è merito di un illustre trentino il lancio di una sorta di Manifesto del Vino italiano: l’ha ideato il prof. Attilio Scienza, storico docente universitario e ritenuto tra i massimi esperti di vitivinicoltura al mondo. Vinitaly - ha stimolato il prof. Scienza - potrebbe diventare qualcosa di meglio e di più importante della collaudata 'vetrina'. Piuttosto: trasformare Verona in un luogo capace di dare al vino una visione comune, culturale prima ancora che commerciale.
Un vero 'Laboratorio d’idee' in uno spazio che orienta, senza limitarsi alle dinamiche commerciali della produzione enologica. Senza al contempo tralasciare problematiche strutturali, causate - ribadiscono gli esperti - da eccessive intermediazioni, con assurdi rincari nei locali dove il vino viene versato nei bicchieri. E senza dimenticare attacchi di stampo salutistico, la criminalizzazione dell’alcol, che relega il vino nella sottocultura popolare.
Inutile sottolineare che anche a Verona s’è affrontato il drastico calo dei vini rossi, l’esponenziale evoluzione delle bollicine, la modaiola dei Gin e le curiosità dei vini ottenuti da vitigni a rischio d’estinzione. Tra le iniziative più innovative quella riservata ai vini in anfora e quelli che rievocano arcaiche vinificazioni georgiane. E ancora, buon riscontro per i vini definiti contemporanei, anche se poco inclini all’essenza del bere vino: sono i NoLo, quelli a basso grado alcolico o addirittura a zero alcol.
Impossibile poi non citare l’anteprima di un vino dedicato a San Francesco d’Assisi. Èquello ottenuto da uve Ciliegiolo vinificato da Leonardo Bussoletti, un cantiniere di Narni, nel cuore dell’Umbria. Un vino che rievoca il Miracolo dello Speco, quando nel 1218 San Francesco chiese dell’acqua, la benedisse e questa si trasformò in vino. Rievocazione enoica, presentata nello stand di Marco Caprai, importante produttore di Montefalco.
In ogni caso Verona ha consolidato il vino come fatto culturale, nettare che genera convivialità e invita a ripensare tempi e modi dello ‘stare bene e farlo insieme’. Senza soffermarsi prevalentemente su aspetti salutistici o semplicemente attirati da spettacolari promozioni. Il vino deve continuare ad essere una responsabile certezza.
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