CITADEL:
LA VERSIONE ITALIANA

di Fabio Zanchi |



LA FRASE – “Un sacco di persone gira armata a Milano.”


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"The Kates"

Succede. Come talvolta capita che l’allievo superi il maestro, così “Citadel: Diana”, versione italiana, è migliore di Citadel, la serie statunitense prodotta dalla premiata ditta Anthony e Joe Russo. Quelli di “Avengers”, per intenderci. Un risultato per niente scontato, visto che i protagonisti di Citadel sono Richard Madden, Priyanka Chopra e Stanley Tucci. E invece. Qui c’è una Matilda de Angelis in grado di tenere la scena, e la trama, tutta da sola. Ma è il tono del racconto, oltre all’ambientazione a convincere. Anche perché, pur essendo piuttosto avvincente, rispetto alla versione americana c’è meno sovraccarico di “mestiere” nelle sparatorie apocalittiche, nelle scazzottate epiche, negli inseguimenti mozzafiato.


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Intendiamoci: anche qui non si rinuncia a scene strabilianti. Prima fra tutte quella che mostra la distruzione del Duomo di Milano, per futili motivi. “Dovevamo distogliere gli occhi del mondo, per avere le mani libere”, ammette uno dei protagonisti, con una tranquillità che colpisce. Ma in questa serie, trasmessa su Prime, anche le scene più classiche di una Spy story sono declinate almeno un gradino sotto il déjà vu.


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La protagonista è Diana Cavalieri: mai una spia ha avuto un’identità tanto anonima. Si racconta la lotta tra il Bene, rappresentato dall’agenzia Citadel, e il Male, di cui è portatrice l’organizzazione avversaria Manticore. Diana, una delle ultime superstiti di Citadel, ha il compito di infiltrarsi in Manticore per debellarla. Avrà come complice proprio il figlio del capo della succursale italiana degli avversari. Obiettivo assai ambizioso, in linea con lo scopo fondativo di Citadel, quello di rendere il mondo migliore, perché “noi siamo i buoni”.


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La storia è ambientata in una Milano del 2030, che si immagina plumbea e militarizzata in ogni suo angolo. I grattacieli di Citylife sono uno sfondo credibile di un futuro costellato di tecnologie che consentono il controllo delle menti e dei destini umani. E la scelta dell’ambientazione, piuttosto accurata, è una delle ragioni che determinano la riuscita delle sei puntate della serie. Finalmente in un prodotto italiano non c’è un uso esagerato del drone per le riprese. Merito della buona regia di Arnaldo Catinari. Impresa non facile, dal momento che per l’ambientazione non si è badato a spese. La sede della famiglia Zani, i cattivi alla guida di Manticore Italia, è nientemeno che Villa Erba, a Cernobbio. La facciata dell’ospedale di Niguarda, trasformato in ospedale Sant’Agnese, è stata riletta in chiave avveniristica. Le due parti dell’Arengario, in piazza del Duomo, sono state unite da un corridoio aereo, come da progetto vinto dall’architetto Sonia Calzoni nel 2021 (e chissà che non venga realizzato davvero entro il 2030).


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Lo straordinario edificio che ospitò il Padiglione Italia durante Expo 2015 è diventata la sede parigina (!) di Manticore France. Ma il colpo d’occhio davvero straordinario è stato trovato facendo volare Matilda de Angelis appesa a un cavo sopra il Cretto di Burri a Gibellina. Ecco, anche in questo caso è apprezzabile il senso della misura, rispetto al gigantismo della serie americana.


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A voler ben vedere, un difetto c’è. Ed è quello, molto italiano, di una recitazione a tratti sussurrata, con frasi pronunciate a mezza bocca da alcuni attori. Questo costringe ad un superlavoro con il telecomando. Un po’ sovrabbondante, anche, il ricorso ai flash back per ricostruire il percorso di Diana nel diventare una superspia in grado di fronteggiare, da sola, l’impero del Male.


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Matilda De Angelis offre una prova davvero robusta. Fa testo il giudizio che ne dà Gina Gardini, produttrice americana di origini italiane: “Senza di lei non sarebbe stato possibile realizzare questa serie”. Basti pensare che l’attrice - che debuttò nel 2016 in “Veloce con il vento” e poi si distinse in altre serie, tra cui “Undoing” con Nicole Kidman e Hugh Grant – ha scelto di non farsi sostituire da stuntman nelle scene più spericolate e ha seguito un corso di arti marziali per gli scambi più violenti. Accanto a lei un Filippo Nigro (“Acab”, “Suburra”), nella parte del tutor di Citadel; Lorenzo Cervasio, in quelle del figlio buono del capo di Manticore. Maurizio Lombardi, che in Ripley era un convincente ispettore Ravini, qui è Ettore Zani, il capostipite di Manticore, cattivissimo e assai rigido.


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Dopo l’arrivo della versione italiana di Citadel, è previsto l’esordio di quella indiana. Con il titolo “Citadel: Honey Bunny” sarà su Prime dal 7 novembre. Nello stesso mese uscirà anche la seconda serie di Citadel Usa. Il franchising si allarga.


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LA SERIE



Sei episodi da 35 e 50 minuti su Prime

PERSONAGGI e INTERPRETI



MATILDA DE ANGELIS è Diana Cavalieri

LORENZO CERVASIO è Edo Zani

MAURIZIO LOMBARDI è Ettore Zani

JULIA PIATON è Cécile Martin

TEKLA REUTEN è Julia Zani

DANIELE PAOLONI è Matteo

BERNHARD SCHÜTZ è Wolfgang Klein

FILIPPO NIGRO è Gabriele