BRENNERO, INTRIGHI E VECCHI MOSTRI SU RAI1
LA FRASE – “Credo di essere nato dalla parte sbagliata di questa città.”
In principio, con Montalbano, la fiction premiò la Sicilia. Poi vennero Gomorra, Suburra, Mare Fuori, a raccontare il Sud. Come dimenticare Lolita Lobosco a Bari o Imma Tataranni a Matera. Più a Nord Rocco Schiavone ha portato le sue inadeguate Clarks nelle nevi valdostane, mentre la Milano di City Life e del Bosco verticale è stata illustrata dalle protagoniste dello Studio Battaglia, con i loro tailleur griffati. Insomma, l’Italia delle film commission ha dato gran prova di sé. Alla fine la fiction conquistò anche le latitudini più impervie del Nord Est. Merito di Cross Productions, la stessa casa di produzione di Rocco Schiavone, che ha portato su Rai 1 le otto puntate di “Brennero”, un giallo che affonda le radici in un problema non del tutto risolto, da quelle parti: la convivenza tra la popolazione di lingua tedesca e quella di lingua italiana, da sempre in attrito fra loro.
I protagonisti sono Eva Kofler, Pm di famiglia assai ricca e figlia dell’ex procuratore di Bolzano, e l’ispettore Paolo Costa, ruvidissimo investigatore, con un passato molto doloroso. I due saranno costretti a indagare sul misterioso ritorno di un serial killer che negli anni precedenti ha seminato vittime: il mostro di Bolzano, tornato sulla scena con un omicidio tutto da spiegare.
Eva non ha ancora l’esperienza necessaria per affrontare un caso tanto complicato. Ma è chiamata a occuparsene in virtù delle ascendenze famigliari e dall’entourage a capo delle Procura, ancora legato al vecchio procuratore oggi tormentato da un incipiente Alzheimer. A complicare le cose c’è anche il fatto che lei è moglie del prefetto: lo status sociale le impone di non tirarsi indietro, ancorché angosciata dalla sfiducia che padre e marito non perdono occasione per confermarle.
La comparsa dell’ombrosissimo poliziotto fin dall’inizio le procurerà altri motivi per non sentirsi a proprio agio. Paolo Costa è un uomo molto provato. Da anni insegue il mostro: una caccia che gli è costata mezza gamba e la morte di Giovanna, sua compagna e collega. L’incontro tra i due è proprio brusco. La collaborazione si preannuncia molto difficile. Ma si intuisce fin dalle prime battute che il problema non è se, ma quando, finiranno a letto insieme.
La caccia al mostro è intrecciata con altre indagini su casi che arricchiscono la trama della serie e che richiederanno ai due protagonisti sforzi supplementari per trovare un accordo, al di là delle differenze profonde e reciproche. Le otto puntate sono firmate da due registi: le prime quattro le ha dirette Davide Marengo, le altre Giuseppe Bonito. La mano diversa si percepisce, ma non stona del tutto. La prima parte è più distaccata, mentre nella seconda si indulge di più in primi piani “significativi” accompagnati da un commento musicale che anticipa ciò che si vedrà. Entrambi, per fortuna, non indugiano troppo su inquadrature turistiche sulla piana bolzanina e sul Renon: giusto il consentito.
Dato il contesto bilingue, le parti recitate in tedesco sono sottotitolate in italiano. Una scelta già vista in Gomorra e in altre dove si parla un napoletano strettissimo, non comprensibile da tutti. Qui la particolarità colpisce di più, perché sottolinea la distanza tra le due parti, quella italiana e quella tedesca. Come fa, del resto, la toponomastica bilingue di confine. Il tema è affrontato con delicatezza dagli autori. Ma è bastata una battuta (“Quando ci si rivolge a un pubblico ufficiale si deve parlare in italiano”) per scatenare polemiche in sede istituzionale e sulla stampa locale. “La serie televisiva – ha dichiarato la presidente del gruppo Autonomie – dà un’immagine distorta del Sud Tirolo”. Come si fosse tornati ai tempi di “Sangue e suolo”, il libro con il quale Sebastiano Vassalli denunciò con un’efficacia ineguagliabile la realtà del caso altoatesino, dove “una maggioranza, quella di lingua tedesca, si governa in quanto maggioranza e si tutela in quanto minoranza, attribuendosi tutti i privilegi del più forte e tutti i diritti del più debole”. Era il 1997 quando Einaudi lo pubblicò. “Brennero”, pur raccontando con prudenza la situazione attuale, e senza entrare troppo in profondità, fa capire che le cose a distanza di anni non sono del tutto risolte.
Anche gli attentati dinamitardi della Notte dei fuochi, del 1961, ai tempi del “martellatore della Val Passiria” Georg Klotz, sono richiamati nella serie, ma senza insistere. Tanto basta per comprendere e inquadrare il contesto problematico nel quale si muovono i protagonisti.
Eva Kofler è interpretata in modo a tratti sofferto, ma convincente, da Elena Radonicich. Paolo Costa ha la faccia di Matteo Martari: molto simile al personaggio interpretato nell’Alligatore, ombroso e intrigante nello stesso tempo. Il “mostro” è Paolo Briguglia, già protagonista della serie “I leoni di Sicilia”. Un cast di tutto rispetto, per una serie italiana che vale la pena di vedere. Su Rai 1, a due puntate per serata, oppure tutta di seguito su Raiplay.