GENOVA G8
GIORNI AMARI
E VERITÀ DIMENTICATE
Luglio 2001, un bagno di sangue
e la morte di Carlo Giuliani
Una recensione di
ROBERTO ORLANDO
Il pezzo forte è l’intervista a Claudio Scajola, ministro dell’Interno durante il G8 di sangue di Genova, 25 anni fa. Il quale Scajola, ora sindaco di Imperia (dal 2018 e per quattro volte di seguito, oltre alle due precedenti negli anni '80 e '90), prova a spiegare nel modo che gli è più consono, cioè da democristiano della miglior scuola, quella tavianea, che cosa e chi ha scatenato la violenza della polizia la notte dell’assalto alla scuola Diaz, dove dormivano militanti pacifici del movimento no global, e delle successive torture nella caserma della celere a Bolzaneto. Scajola nell’intervista si spinge anche oltre la verità giuridica, per quanto parziale, sulle responsabilità all’origine di quegli eventi. E altro non ti rivelo.
G8 2001
I giorni amari di Genova
di Donatella Alfonso
All Around edizioni
euro 15
Ma è anche grazie alla testimonianza di Scajola che, venticinque anni dopo, Donatella Alfonso, cronista instancabile nata al 'Lavoro' di Genova e poi cresciuta nelle redazioni di Repubblica, scrittrice e ora anche consigliera comunale nelle file del Pd, ricostruisce in un libro (G8 2001, i giorni amari di Genova, edito da All Around) con il passo preciso della cronaca le precondizioni che hanno costituito il terreno di semina per l’esplosione di violenza tra le strade di Genova nel week-end tra il 20 e il 22 luglio 2001. Un bagno di sangue cominciato con la morte di Carlo Giuliani, il quale ai manifestanti del primo giorno si era unito soltanto dopo aver visto che le forze dell’ordine in città stavano reagendo fuori misura alla pressione della protesta, in gran parte pacifica.
Alfonso ricostruisce quei giorni partendo però da una premessa che costituisce la solida spina dorsale di tutto il libro:troppi eventi, anche importantissimi, accaduti allora, sono stato messi in secondo piano dallo tsunami di sangue di quei giorni.
Scrive: “Le cronache delle violenze hanno di fatto surclassato tutto il resto, a partire dai mesi di preparazione del vertice... E poi quell’immensa spinta che il variegato movimento altermondialista aveva portato a Genova... Un forte movimento di contestazione contro la globalizzazione neoliberista, la finanza speculativa e le diseguaglianze economiche, promuovendo il pacifismo, i diritti sociali, la giustizia climatica e migratoria”.
Alfonso ne scrive nel libro da testimone diretta, da giornalista della redazione genovese di 'Repubblica' che all’epoca aveva seguito tutte le fasi preparatorie del vertice dei grandi del mondo, compresi i dubbi della politica che aveva scelto la città come luogo idoneo per il G8 con il governo D’Alema e che aveva organizzato l’evento negli anni del governo Amato e l’aveva poi confermata nell’era del secondo Berlusconi, nel giugno 2001. Una scelta studiata e confermata da tre governi nonostante le condizioni orografiche, logistiche e ambientali di Genova non fossero quelle ideali per garantire la sicurezza duranteun evento di quella portata. E infatti non lo sono state ed è finita in tragedia.
Per questo molte delle storie e delle notizie raccolte prima e durante il vertice da Alfonso e dalle altre centinaia di giornalisti inviati a Genova per raccontare il vertice sono rimaste in gran parte chiuse nei taccuini.
Ed è forse proprio questo il momento di riaprirli -quando cioè le code della cronaca, che peraltro Alfonso ripropone in un modo originale che non ti rivelo, cominciano a gettare le basi della Storia - e di mostrarne i contenuti. Anche perché sono vicende che restano di estrema attualità, spiegano in parte il presente e costituiscono un possibile scenario del futuro.
E così si scoprirà, per esempio, che il giorno prima del vertice un giovane inglese aveva deciso di sospendere le consuetudini dell’aplomb britannico per avvertire con tono allarmato che il giorno dopo in città sarebbe successo qualcosa di molto brutto. Nel taccuino di Alfonso si legge anche che la sera della morte di Carlo Giuliani, figlio di Giuliano, portavoce molto conosciuto della Cgil genovese, un presidente Bush con gli stivaletti da cow boy esce dalla prefettura per stringere le mani a un drappello di americani con bandierine sventolanti, ma non risponde alla domanda che gli rivolge la cronista: “Scusi mister president, lei sa che oggi qui a Genova è stato ucciso un ragazzo?”
E si scoprirà anche quanta poca rilevanza sulle cronache di quei giorni avesse avuto l’ammissione per la prima volta della Russia al vertice dei Grandi, passati per l’occasione da G7 a G8 con la partecipazione di un Vladimir Putin molto diverso da quello che conosciamo oggi, molto amico d Berlusconi e persino disponibile a discutere un eventuale ingresso del suo paese nell’Unione Europea.
E per la prima volta si registra anche una piccola ma importante rivoluzione, non solo grammaticale: le giornaliste mandate a Genova dai quotidiani Finegil (la rete di giornali locali del Gruppo Espresso) vengono firmate in testa ai loro articoli come “nostre inviate”: fino ad allora il titolo di inviato, pur non essendo più da tempo prerogativa dei giornalisti maschi, non si era mai declinato al femminile (e siamo nel 2001...). Del resto, proprio le donne erano state tra le grandi protagoniste di quei giorni, come ricorda Donatella nel libro: “... è necessario ricordare che le reti femministe italiane e internazionali produssero analisi, comunicati e testimonianze che oggi costituiscono una parte fondamentale della memoria del G8”.
Ma soprattutto nel libro ci sono tante testimonianze importanti,oltre a quelle d Scajola e della stessa Alfonso. C’è per esempio Domenico “megu” (medico in genovese, ndr) Chionetti che racconta di essersi andato a rileggere gli appunti di don Andrea Gallo dedicati a quei giorni del G8. Dove si legge, per esempio, nella pagina del 20 luglio 2001: “Il bar clandestino funziona!!! Alle 8.30 davanti al bar clandestino con Franca Rame.
Ore 22 Cena con Manu Chao (cancellata )Non si fa, è morto un ragazzo in corteo
Ore 23 Porta a porta??”.
Oppure come la testimonianza di Walter Massa, presidente dell’Arci Nazionale che ricorda l’atmosfera politica di quel weekend di sangue e conclude: “Un altro mondo è possibile solo se esiste una forza sociale e politica capace di costruirlo...oggi dovremo chiederci se siamo disposti a creare le condizioni” per cambiare il mondo.
Così come di grande rilevanza è certamente il contributo che ha scritto per il libro di Alfonso Roberto Settembre, il giudice di Corte d’Appello estensore della sentenza di secondo grado (di condanna) sui fatti avvenuti nella caserma della polizia di Bolzaneto dopo l’assalto alla scuola Diaz.
È un libro-documento, quello di Donatella, è un libro che non richiude ferite del resto difficilmente rimarginabili nel sentire collettivo della città, ma serve a non dimenticare quei giorni nel modo migliore, con la semplice verità, per quanto terribile, e negli aspetti che quei tragici giorni avevano relegato negli ambiti della minore rilevanza. Insomma,se fossi in te lo leggerei.
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