Teresa Mattei nasce a Quarto (Genova) il primo febbraio del 1921. Terza di sette figli, cresce negli anni del regime in una famiglia antifascista, figlia di un convinto oppositore del fascismo, Ugo Mattei, dirigente del Partito d'Azione a Firenze e sorella di Gianfranco, chimico di valore.
A soli 16 anni è inviata in Francia per portare denaro ai fratelli Rosselli, al ritorno è arrestata; rilasciata, continua nell'attività antifascista distribuendo volantini clandestini.
Nel 1938 è radiata da tutte le scuole d’Italia perché contesta le lezioni in difesa della razza ariana.
Si diploma da privatista studiando con due grandi amici del padre, Calamandrei e La Pira.
Teresa partecipa attivamente alla lotta di Liberazione, soprattutto nelle cellule comuniste fiorentine, con il nome di Chicchi. Combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù terminerà la guerra con il grado di comandante di compagnia.
Si ritiene che la scena drammatica della giovane che attraversa gli Uffizi sotto il fuoco incrociato per apprendere dalle labbra di un partigiano agonizzante che il proprio fidanzato è caduto sia ispirata alle azioni di Teresa Mattei, che partecipò a molte azioni dei GAP a Firenze.[1].
Nel 1944 si laurea in Filosofia e in missione partigiana raggiunge Roma per consegnare le matrici necessarie a stampare il giornale L’Unità e per incontrare suo fratello Gianfranco, catturato dai tedeschi il 1° febbraio a via Giulia con Giorgio Labò (martire di Forte Bravetta).
Sulla strada per la capitale è arrestata e subisce uno stupro di gruppo ad opera di soldati tedeschi, un episodio che renderà pubblico solo a distanza di molti anni.
Il fratello è a via Tasso dove affronta violente torture. Si toglie la vita impiccandosi nella sua cella e lascia un biglietto sul retro di un assegno mai incassato: “Per una disgraziatissima circostanza di cui si può incolpare solo il fato avverso, temo che queste saranno le mie ultime parole. Sapete quale legame di affetto ardente mi lega a voi, ai fratelli ed a tutti. Siate forti sapendo che lo sono stato anch’io. Vi abbraccio. – G. Franco”[2].
La fine del Mattei è rimasta per tanti un mistero (ancora nel 1957 il Movimento di Liberazione - n. 47 - lo dà per “misteriosamente assassinato”), ma molti anni dopo è proprio Teresa, nel corso di una drammatica deposizione al processo contro Erich Priebke, a fornire elementi importanti.
La famiglia era riuscita a ottenere una lettera di rilascio dal Vaticano che viene portata a Herbert Kappler il quale però non la apre nemmeno, la strappa e la getta via dicendo a padre Pankratius Pfeiffer: “Questa lettera io non l’ho mai ricevuta .. Questo comunista Mattei è terribile, terribilmente silenzioso, ma ora noi useremo il tenente Priebke che saprà farlo parlare con mezzi fisici e chimici”. I mezzi chimici, “spiegò la testimone”[3], consistevano nell’iniezione di una sostanza che aumentava la temperatura corporea e induceva uno stato di delirio.
Teresa aggiunge che, poco prima della fine, il fratello aveva pregato “uno scopino” di riferire ai compagni detenuti che avrebbero potuto dare a lui ogni colpa, perché sarebbe morto. La riesumazione del corpo di Gianfranco (seppellito senza nome dai tedeschi a Prima Porta) conferma ai familiari le atroci torture inflitte al suo corpo[4]. In quanto chimico esperto, Mattei è certo di perdere il controllo e decide dunque di immolarsi per proteggere i suoi compagni. Teresa e la mamma scoprono che l’incontro di Pfeiffer con Kappler era avvenuto quando Gianfranco era già morto.
Durante gli anni della Resistenza conosce Bruno Sanguinetti, di origine ebraica, figlio del proprietario dell'industria alimentare Arrigoni, comandante del Fronte della gioventù (giovani del Partito Comunista clandestino). Secondo la Mattei sarà Sanguinetti a pianificare l'attentato a Giovanni Gentile.
Con la Liberazione, si dedica all’attività politica, organizza i giovani ed entra nell’Udi: è in questo contesto che propone la mimosa quale simbolo dell’8 marzo, insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana.
Nel 1946 è la più giovane deputata eletta. Segretaria dell'Ufficio di Presidenza della Costituente, membro della Commissione dei 75.
È lei a far aggiungere la precisazione “di fatto” dopo il termine “limitando” nel II comma dell’articolo 3 così da farlo diventare: "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Nella seduta dell'Assemblea Costituente del 18 marzo 1947 afferma: “Se la Repubblica vuole che più agevolmente e prestamente queste donne collaborino [...] alla costituzione di una società nuova e più giusta, è suo compito far sì che tutti gli ostacoli siano rimossi dal loro cammino, e che esse trovino al massimo facilitata ed aperta almeno la via solenne del diritto”[5]. La richiesta è accolta e la costituente comprende fino in fondo il carattere rivoluzionario di quell’articolo, riferendolo precisamente alla condizione femminile[6].
In seguito dirà: “Fu un intervento importante. Mi era stato chiesto esplicitamente di parlare perché, essendo stata, direi, direttamente impegnata nella lotta delle donne per liberare l’Italia e per costruire un Paese nuovo, si pensò che potessi, essendo anche giovane e avendo studiato, dire qualcosa di nuovo per quanto riguarda le donne”[7]
Sempre nell'Assemblea costituente sostiene il diritto/dovere della donna al lavoro ed è contraria al salario familiare: “Ho cercato di portare avanti una lotta contro tutte le discriminazioni che il fascismo aveva intensificato sulle donne”[8].
Nel 1947 rimane incinta del compagno Sanguinetti, divenendo quindi scomoda per un partito bigotto e moralista e alla richiesta dei dirigenti di abortire oppone un ferreo no. La situazione è poi regolarizzata con il matrimonio a Budapest nel 1948. I rapporti con la dirigenza del PCI si sono tuttavia deteriorati e il dissenso la porta prima a rifiutare l'offerta di ricandidatura alle elezioni del 1948 e poi all'espulsione dal Partito.
Rimasta vedova, si risposa con Iacopo Muzio, partigiano e comunista, dal quale ha due figli; alla fine degli anni Sessanta si separa.
Teresa esce dalla scena politica istituzionale, ma in lei rimane vivo il senso della responsabilità civile: rivolge attenzione all’infanzia e promuove numerose iniziative quali “Radio Bambina”, rivolta all’infanzia bosniaca colpita dalla guerra (coerente con questo progetto è la proposta d’integrazione dell’articolo 3 “pari dignità di tutti, bimbi compresi”).
Negli anni Sessanta realizza e produce film nelle scuole, ideati dai bambini. Con la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione, Teresa è al centro di molte campagne per la non violenza.
Quando nel 1996 è sul banco dei testimoni, alla domanda su quale fosse la sua occupazione, risponde l’educazione dei bambini perché sono loro il futuro del paese. Erano passati 50 anni dalla nascita della Repubblica, figlia della guerra di Liberazione.
L’attenzione appassionata al tema dell’infanzia non impedisce l’emersione di dubbi a successive riflessioni: “Più affronto questo problema più mi rendo conto anche delle insufficienze della nostra Costituzione che anch’io ho contribuito a scrivere. Nell’art. 3, ad esempio, si dice che tutti hanno pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione o di opinione politica. Ma non abbiamo scritto 'senza differenza d’età', così si può pensare che i bambini e gli anziani non siano dei cittadini”[9].
Nel 2005 Teresa Mattei rilascia un'intervista per Athenet, il magazine dell'Università di Pisa: “Sì, perché quell'articolo afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali, ma non cita l'età. Si tratta di una dimenticanza grave, che spesso induce a pensare che i bambini e i giovani non siano veri e propri cittadini. Per colmare questa lacuna insieme ad Alessandro Pizzorusso abbiamo presentato una proposta di ampliamento di questo articolo della Costituzione. Io cercherei di coinvolgere maggiormente i ragazzi nella vita pubblica permettendo loro di votare a 16 anni per le elezioni politiche e a 12 per quelle amministrative. In questo senso mi confortano le esperienze positive dei comuni che hanno attuato i consigli comunali dei ragazzi”[10].
Illuminante il giudizio che la Mattei dà al ruolo delle donne in politica.
A suo giudizio le donne hanno una mentalità orizzontale: guardano intorno a sé, praticamente, e si tirano su le maniche per fare le cose. Non guardano al potere come invece accade nel mondo della politica, molto verticistico. Le donne guardano lontano ma sempre al loro livello, e questo vuol dire democrazia, vuol dire pace[11].
Al termine di questa breve memoria un unico piccolo disappunto venga concesso all’autore, convinto rosselliano.
Sull’espressione dell’art. 1, “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, vi furono animate discussioni e compromessi offerti come possibili soluzioni. Togliatti propone “Repubblica dei lavoratori”.
A Teresa piace invece l’espressione “Repubblica fondata su giustizia e libertà”: Dirà: “Mi sembrava che fossero le parole che comprendessero insieme tutto il processo di progresso e di liberazione dal fascismo, di giustizia sociale e, anche, di accordo fra le classi sociali. Un accordo che determinasse anche un miglioramento delle situazioni delle classi più deboli”.
Sottopone la proposta al suo gruppo parlamentare, ma la risposta è negativa in quanto tale formulazione politica faceva espresso riferimento al Partito d’Azione[12].
Che peccato.
[1] Paisà di Roberto Rossellini, 1946
[2] Il testo è riportato da Bianca Ceva, 5 anni di storia di Storia Italiana 1940 1945, Milano 1964 pag. 272, ivi richiamando Gianfranco Mattei, 1916-1944. Milano 1956 pag. 4
[3] Cfr. Robert Katz, Roma città aperta, Milano 2013, pag. 204
[4] La deposizione di Teresa Mattei resa il 27 maggio 1996 è reperibile per intero su https://www.radioradicale.it/scheda/82003/processo-priebke#:~:text=https%3A//www.radioradicale.it/scheda/82003
[5]Assemblea - Discussione Generale Disposizioni generali - Seduta LXVIII, 18.03.1947; Assemblea – Emendamenti: Titolo III- Rapporti economici (discussione degli artt. 30-34) - Seduta CXIX, 10.05.1947
[6] Patrizia Pacini, Teresa Mattei Una donna nella storia: dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia, Archivio Regione Toscana pub. 752, pag.144
[7] Patrizia Pacini, Teresa Mattei Una donna nella storia: dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia, Archivio Regione Toscana pub. 752, pag. 142, richiama La Testimonianza di Teresa Mattei in Testimonianze http://www.cameradeputati.de-moserver.it/site/it-IT/Le_Testimonianze/?nome=Teresa&cogno
[8] La Testimonianza di Teresa Mattei in Testimonianze, cit.
[9] Bruno Enriotti e Ibio Paolucci, Testimoni del ‘900.Teresa Mattei. Dall’antifascismo attivo all’Assemblea Costituente, pubblicato in Triangolo Rosso, Maggio 2004, pag. 14
[10] In https://old.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/1609-teresa-mattei
[11] Centro per la Pace e la Non-Violenza dell’Ovadese, Teresa Mattei: la “ragazzina” dell’Assemblea Costituente, citato in Patrizia Pacini, Teresa Mattei Una donna nella storia: dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia, cit. pag. 148
[12] Cfr. Patrizia Pacini, Teresa Mattei Una donna nella storia: dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia, cit. pag. 145