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Verso il voto alle donne. Le eroine della Resistenza




ANNA MARIA
ENRIQUES AGNOLETTI

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Anna Maria Enriques nasce a Bologna il 14 settembre 1907, figlia del biologo e docente universitario Paolo Enriques. È una famiglia di intellettuali e di politici militanti: lo zio materno, Fernando, era stato uno degli scrittori della "Voce"[1]; mentre gli zii paterni erano i due illustri matematici Federigo Enriques e Guido Castelnuovo[2].

In fatto di religione i genitori non sono praticanti ed educano i figli piuttosto al culto della libertà dello spirito e della critica che non alla fede per tradizione e all'ossequio delle gerarchie ecclesiastiche, alla distinzione tra fede personale e laicità delle istituzioni.

Anna Maria si laurea in Lettere e filosofia a Firenze e, nel 1933, ottiene il diploma in paleografia e archivistica presso la Scuola per bibliotecari ed archivisti paleografi, che dal giugno 2005 porta il suo nome. Dal 1933 trova impiego presso l'Archivio di Stato di Firenze, è promossa "primo archivista", nel 1936.

Nonostante le indubbie capacità scientifiche, dal 15 settembre 1938 al 1939 è sospesa dal servizio e poi rimossa a causa del cognome paterno "Enriques" che la rende nemica dello stato italiano, in quanto dichiarata di razza ebraica.

Anna Maria non ha mai fatto parte della comunità israelitica e non ha, come detto, ricevuto un'educazione religiosa in tal senso. Anzi i valori religiosi cristiani instillati da sua madre fin da bambina costituiscono per lei in età adulta lo stimolo per una ricerca e per un impegno di fede assai più convinto e profondo che matura in una conversione al cattolicesimo fra il 1936 e il 1938, anno in cui riceve il battesimo, e quindi prima dell'emanazione delle leggi per la difesa della razza.



La morte del padre nel 1932 e poi gli orrori della guerra di Spagna, la gratuità e l'insensatezza della violenza provocano in Anna Maria il ripudio dell'intolleranza e dell'odio fra gli esseri umani, un anelito di pace e di giustizia che nella fede soltanto può trovare risposta. Il suo percorso spirituale è compiuto.

All'inizio dell'estate del 1939, su segnalazione di Giorgio La Pira all'arcivescovo di Firenze cardinale Elia Dalla Costa e per interessamento di questo presso Mons. Giovanni Battista Montini (il futuro papa Paolo VI), Anna Maria è assunta dalla Biblioteca Vaticana e si trasferisce a Roma. Qui incontra, tra gli altri, Alcide De Gasperi e Gerardo Bruni, noto contestatore dei Patti Lateranensi e della dittatura fascista, il quale sta costituendo una resistenza di impronta cristiano sociale e un partito politico, in antitesi al progetto interclassista e confessionale della Democrazia Cristiana di De Gasperi. Intanto l'Italia è entrata in guerra nel giugno del 1940 e l'azione politica dei Cristiano sociali di fatto è clandestina, così come il periodico 'L'Azione', di cui Anna Maria è redattrice e propagandista.

Il movimento Cristiano sociale si ispira ai principi etico-politici di democrazia, solidarietà, libertà ed uguaglianza sanciti dalla Costituzione, e, pur non rinunciando ad ispirarsi ai principi del pensiero cattolico, nutre un sentimento laico dello Stato, tale da renderlo ideologicamente più vicino ai socialisti e ai repubblicani che non alla Democrazia Cristiana. Quest'ultima, anzi, osteggia i Cristiano sociali al punto che vengono esclusi dal Comitato di Liberazione Nazionale.

Per questo Bruni e la stessa Enriques Agnoletti decidono la federazione della loro organizzazione in Toscana con il Partito d'Azione[3].

Anna Maria potrebbe vivere al sicuro delle mura vaticane, protetta dagli orrori e dalle persecuzioni dei nazifascisti. Invece comprende, come molti altri in quel periodo, che non esiste salvezza individuale quando il mondo va in fiamme: "Nei giorni più duri della guerra, volle tornare tra i suoi e partecipare alle loro sofferenze e alle loro lotte"[4].

Pertanto dopo 1'armistizio si adopera per organizzare politicamente un'efficace azione di resistenza, senza mai partecipare direttamente ad azioni di lotta armata, svolgendo più che altro attività di propaganda e di collegamento a Roma e dintorni. Probabilmente risale a questo periodo la sua attività clandestina nei Castelli Romani, dove ha contatti con i locali rappresentanti del movimento di liberazione, più volte segreta ospite della famiglia di Felice Tisei, un contadino di Marino che nei pressi del comune gestisce una rivendita di vino e di uova frequentata dai soldati tedeschi, dove nella sottostante grotta nasconde a suo rischio e pericolo armi per i resistenti.

Alla fine di ottobre lascia la Biblioteca Vaticana e torna a Firenze per mantenere i collegamenti fra i clandestini delle due città e per affiancare il fratello Enzo nella lotta di resistenza. Si mette in contatto con i Cristiano sociali di Livorno, organizzati da don Roberto Angeli, un gruppo che dà vita al giornale clandestino 'Rinascita', di cui Anna Maria è convinta divulgatrice, e contemporaneamente aiuta ebrei, ricercati inglesi e partigiani, offrendo loro assistenza e copertura.

È durante questo periodo, in cui la Enriques Agnoletti cura in prima persona il contatto tra i nuclei di resistenza toscano e romano, che il suo nome emerge durante un interrogatorio al quale vengono sottoposti alcuni esponenti del movimento della capitale. I fascisti non tardano a inviare due agenti che, fingendosi ufficiali dell’esercito sbandati, le chiedono di essere indirizzati verso l’organizzazione di partigiani a lei collegata.

Anna Maria non vuole ascoltare le parole del fratello che la mette in guardia e cerca di dissuaderla dall’esporsi e “obbedì al suo impulso generoso, offrì l’asilo richiesto. Il giorno dopo fu arrestata insieme a sua madre e fu portata in via Bolognese, da Carità”[5].

All’atto dell’arresto presso la sua abitazione viene recuperato diverso materiale a riprova della sua attività resistenziale, falsi documenti di identità e lasciapassare da distribuire a ebrei e partigiani per non essere riconosciuti dalle forze nazifasciste e, a dire di don Roberto Angeli che passò da quelle stesse stanze, molte copie del foglio clandestino “Rinascita”[6].



I fascisti della Banda Carità la torturano senza sosta per otto giorni e otto notti, allo scopo di ricavare dalla sventurata giovane più notizie possibili sul gruppo clandestino di resistenza toscano. La tengono costantemente sveglia, impedendole di dormire e costringendola a stare in piedi per ore ed ore, senza però riuscire a estorcerle un solo nome.

Da via Bolognese madre e figlia passano al carcere di Santa Verdiana: Anna Maria in isolamento e la madre di lei con le altre detenute politiche. Le pesanti accuse sono quelle di spionaggio, di aiuto dato ad ebrei e ricercati, di dirigente di partito clandestino di resistenza e le è anche contestato di essere la sorella di Enzo, noto ricercato antifascista.

Solo una volta madre e figlia possono rivedersi “L’ho veduta al buio, diciamo, perché una suora, suor Gaetana, dal carcere di Santa Verdiana, forse prevedendo quello che sarebbe accaduto, a suo rischio me la portò nel cuore della notte nella cella mia. Ero rimasta sola in quella cella, cosa che non accadeva mai, quella notte ero rimasta sola e lei probabilmente ne approfittò per condurmi Anna Maria, la quale era in una cella di rigore su all’ultimo piano e che io non avevo più potuto vedere. Sicchè ci abbracciammo, lì. Pochi giorni dopo vennero a dirmi, le suore, che erano venuti a prendere Anna Maria e anche me, e quindi prepararsi in fretta le pochissime cose che avevo e nel tenersi pronta. Sono venute pochissimo dopo a dirmi che purtroppo portavano via solo Anna Maria, cercando naturalmente di non mettermi maggiormente in allarme; ma siccome Anna Maria doveva passare da quel corridoio per andare via, quei 'cari signori' mi permisero di lasciare uno spiraglio aperto della cella e di lì vidi la mia figliola accompagnata da una suora, che se ne andava verso il suo ultimo destino, con la testa un po’ reclinata da un lato, come sempre le accadeva di fare quando era un po’ preoccupata specialmente, ma così con l’aria di una donna serena e preparata. E di lì, da allora io non l’ho rivista più”[7].

All'alba del 12 giugno è condotta a monte Morello, nei pressi di Cercina, una località del comune di Sesto Fiorentino, insieme ad altri patrioti, colpevoli di aver fatto parte del Co.Ra, la Commissione Radio responsabile della trasmissione di preziose informazioni sui movimenti di truppe germaniche nella zona di Prato all'VIII Armata Alleata di stanza a Bari.

Si è scritto che Anna Maria fosse partecipe dell’operazione di spionaggio Radio Co.Ra., realizzata per iniziativa di alcuni militari (Della Corte, Piccagli) e azionisti (Enrico Bocci su tutti) e che ha operato fino al 7 giugno 1944, ma non sembra che ciò corrisponda a verità.

Non si comprende, quindi, perché il giorno in cui Italo Piccagli, tre paracadutisti (il sergente Pietro Ghergo, il caporale Dante Romagnoli e il soldato Ferdinando Pancrai) e uno sconosciuto partigiano cecoslovacco sono fatti salire su una macchina per essere portati a Cercina e qui trucidati, due tedeschi, accompagnati da un interprete, prelevano dal carcere di Santa Verdiana la giovane Anna Maria Enriques e ne uniscono il destino a quello dei suddetti cinque compagni[8].

Uccidono Anna Maria mirando al volto.

Clotilde, la mamma di Anna Maria, in una memoria dattiloscritta conservata dall’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, scrive: “Non è azzardata l'ipotesi che il suo stesso atteggiamento così sereno e fermo, incrollabile, abbia condotto i suoi accusatori e carnefici a voler uccidere, con la sua persona, una personalità d'eccezione”.

Le salme sono abbandonate a poca distanza l'una dall'altra. L'11 agosto Firenze è libera. I cadaveri vengono recuperati il giorno 15 dal pievano di Cercina che provvede alla inumazione[9].

L’interprete delle SS che aveva assistito alla fucilazione va a riferire la notizia al CTLN e la dà al primo in cui si imbatte: Enzo Enriques Agnoletti, il fratello di Anna Maria[10].

Ad Anna Maria Enriques Agnoletti è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: “Immemore dei propri dolori, ricordò solo quelli della Patria; e nei pericoli e nelle ansie della lotta clandestina ricercò senza tregua i fratelli da confortare con la tenerezza degli affetti e da fortificare con la fermezza di un eroico apostolato. Imprigionata dagli sgherri tedeschi per lunghi giorni, superò con la invitta forza dell'animo la furia dei suoi torturatori che non ottennero da quel giovane corpo straziato una sola parola rivelatrice. Tratta dopo un mese dal carcere delle Murate, il giorno 12 giugno 1944, sul greto del Mugnone, in mezzo ad un gruppo di patrioti, cadeva uccisa da una raffica di mitragliatrice: indimenticabile esempio di valore e di sacrificio. Firenze, 15 maggio - 12 giugno 1944”.

Nel 2023 il Comune di Sesto Fiorentino in collaborazione con il Liceo Agnoletti e la Città Metropolitana all'indomani del rinvenimento di alcune scritte inneggianti al Ventennio commissiona la realizzazione di un murale la cui realizzazione ha richiesto 11 giorni di lavoro e l'impiego di 800 bombolette di colore, necessarie per coprire i quasi 400 metri quadrati di superficie.

Alla cerimonia di inaugurazione prendono parte il sindaco Lorenzo Falchi, l'assessore all'Istruzione Sara Martini, la dirigente scolastica Silvia Baldaccini, la consigliera metropolitana Alessandra Mazzi, la storica Monica Rook, oltre agli studenti e all’artista Skim.




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[1] Rivista di cultura e politica fondata nel 1906 da Giuseppe Prezzolini, “La Voce” è considerata una delle più importanti riviste culturali del Novecento

[2] Il fratello Enzo è un noto antifascista, importante esponente della Resistenza nelle file del Pd’A, membro del CTLN. Dopo la guerra è senatore socialista

[3] Dell’accordo dà la notizia “La Libertà” clandestino n. 6, 20 febbraio 1944

[4] Roberto Angeli, “.. e poi l’Italia è risorta”, Pinerolo 1953, pp. 37-38; citato in Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, Roma 2014, p. 201

[5] Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, Roma 2014, pag. 202

[6] Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, Roma 2014, pag. 202

[7] Clotilde, mamma di Anna Maria Enriques Agnoletti, in Liliana Cavani e Paolo Glorioso, saggio Le donne e la Resistenza, in Dal 25 luglio alla Repubblica 1943-1946, Ediz. Rai Torino 1966, pag, 627

[8] Vedasi la ricostruzione fatta da Carlo Francovich in La Resistenza a Firenze, Roma 2014, pag. 223

[9] Carlo Francovich, La resistenza a Firenze, Roma 2014, pag. 224

[10] Giorgio Bocca, Storia dell’Italia Partigiana, Guerra per bande, XVIII Firenze e il Centro, Bari 1966, pag. 349. Anche Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, Roma 2014, pag. 224







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