LA MALATTIA
E LA TENEREZZA
NINO, 4 GIORNI
'ORDINARI'

di MASSIMO CECCONI


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Da un venerdì a un lunedì. Quando nei giorni del suo ventinovesimo compleanno gli viene diagnosticato un carcinoma alla gola, Nino (Théodore Pellerin) sembra reagire come se il problema non fosse suo.

Non riesce a rientrare nell'appartamento in cui vive perché ha perso le chiavi e inizia così a bighellonare in una Parigi periferica, quasi irriconoscibile, sicuramente ininfluente rispetto a ciò che sta accadendo.

Anche per esigenze logistiche, Nino chiede ospitalità per una notte alla madre (Jeanne Balibar) con cui ha uno strano rapporto di fragile confidenza senza riuscire a confessarle il tormento interno che sta crescendo.



Il mattino dopo riprende il suo pellegrinaggio alla ricerca di qualcuno con cui potersi confidare. Incontra una ragazza con cui ha avuto in passato un rapporto affettuoso e apprende dalla stessa che sta partendo per Montreal dove ha trovato lavoro.

Anche a lei non dice nulla del suo stato di salute, riesce solo a lasciarle nella cassetta della posta una cartolina con un'informazione implicante un antico rapporto sessuale.

Sera di sabato. Con una bicicletta a noleggio percorre le strade della città per recarsi a casa di un amico e si ritrova, a sorpresa, in una festa organizzata per il suo compleanno.



Vede gente, anche affettuosa con lui. Parole dopo parole, liquori dopo liquori, Nino si ritrova sempre più smarrito e solo.

Riesce però a confessare al suo migliore amico cosa gli sta accadendo, chiedendogli anche di accompagnarlo in ospedale il lunedì successivo per iniziare la chemioterapia.

Domenica mattina. Il ragazzo torna a peregrinare per la città, si reca in un bagno pubblico per fare una doccia e qui incrocia un tipo strano (Mathieu Amalric) che gli mostra la fotografia di Romy Schneider, spacciandola per sua moglie.



In un mercatino incontra una sua compagna delle scuole medie che finisce per invitarlo a casa sua.

Qui Nino trascorre qualche ora in tranquillità, giocando con il figlio della donna e condividendo con loro momenti di vita casalinga.

Riesce a confessarle il problema che ormai lo dilania e trova da lei persino un casto aiuto per poter raccogliere una quantità di riserva del proprio sperma, nel caso non riuscisse più a procreare a causa delle cure che dovrà affrontare per debellare il cancro.



Lunedì. All'alba Nino si presenta in ospedale per consegnare il suo campione di sperma e per iniziare la terapia. In sala d'attesa si abbraccia con l'amico che è venuto a sostenerlo confessandogli di avere paura.

Quattro giorni della vita del ventinovenne Nino, raccontati in purezza, senza fronzoli od orpelli.

Cinema narrativo che coinvolge, a tratti irrita, senza permettere mai di compiacersi o, peggio, compiangersi.



Nino semina qua e là indizi della sua fragilità e della sua indeterminatezza, colorando una figura esile e contraddittoria che affronta con fatica e perplessità il mestiere di vivere.

Alla sua prima regia, Pauline Loquès coglie sfumature e cose non dette con grande sensibilità, proponendo con complicità il travaglio di un giovane "senza qualità" che annaspa nella ricerca di se stesso e di un ruolo da interpretare.

Per quanto il clima apparente sia quello dell'elaborazione di una soluzione di cura, "Nino" non è un film sulla malattia. Piuttosto rappresenta un percorso di crescita e di presa di coscienza nei confronti delle asperità che la vita riserva. Attonito e arrovellato, Théodore Pellerin dà il meglio di sé con una partecipazione di comprimari che collaborano a rendere credibile il suo dolore.



Il film ha raccolto importanti premi in patria (César) e al Roma Film Festival.

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