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“The Drama. Un segreto è per sempre”, 105 minuti scritti e diretti dal caustico e rampante norvegese Kristoffer Borgli in trasferta per la prima volta a Hollywood, è un abrasivo vademecum del disorientato perbenismo americano condito di pericolosa superficialità, abito mentale e sociale peraltro ben distribuito ovunque nei cervelli dell’homo sapiens. Ed è insieme l’ennesima lezione su quanto sia pericoloso qualsiasi gioco della verità, ideale miccia narrativa per catastrofi a mezzo tra pochade e dramma.
Siamo a Boston e Charlie (Robert Pattinson), trentenne espatriato britannico con incarichi dirigenziali al Cambridge Art Museum, s’invaghisce al primo sguardo di Emma (Zendaya), la fanciulla lavora nell’editoria e si fa agganciare volentieri dal bel giovanotto spiritoso. I due sono tipi metropolitani sgamati ma l’amore addolcisce ed è sempre bello credere di aver sbattuto per caso nell’anima gemella.
Un paio d’anni di convivenza nell’appartamentino sciccoso di lui e sono pronti per il matrimonio, una massiva celebrazione della perfetta unione, americanamente sovraccarica e strategicamente complessa, dall'abito della sposa alle prove con la fotografa, dalla scelta del menu e delle musiche agli addobbi floreali. Una emorragia finanziaria, una solenne rottura di zebedei per almeno metà degli invitati, una esibizione antropologicamente primitiva cui pochi rinunciano.
Charlie, impegnato dal lavoro e dalla scrittura del discorso d’investitura come marito (un’altra faticaccia), trova il tempo per invitare a cena i suoi amici più cari, la coppia Mike (Mamoudou Atie) e Rachel (Alana Haim). Ma quello che doveva essere un prequel intimo del matrimonio, una godibile serata tra quattro ragazzi carini e lautamente occupati diventerà viatico di una valanga infernale di sospetti e colpi sotto la cintura. Rachel propone un gioco fatto col compagno prima degli sponsali, raccontare la cosa peggiore mai fatta in vita. Mentre Mike, Rachel e Charlie confessano debolezze non lusinghiere ma tutto sommato innocue, Emma, sulle prime riluttante, ammette che da ragazzina aveva seriamente pensato di compiere una strage a scuola. Bum.
Era una adolescente occhialuta e confusa in un mondo zeppo di armi e violenza, veniva bullizzata, pensava di vendicarsi. Un delirio sì, però presto svanito, Emma aveva rovesciato la prospettiva diventando una militante anti-armi e buttato il fucile del padre militare nello stagno. Una volta scelta come speaker del gruppo di attivisti si era sentita stimata, accolta, cresciuta. Ragionamenti che non sfiorano manco di striscio i tre amici rimasti a bocca aperta, per loro Emma diventa in un attimo una pazza pericolosa, solo Charlie le chiederà, tempo dopo, come ha potuto immaginare un gesto così terribile. Rachel, preda di un’ossessione securitaria, scongiura l’amico di non sposarsi, spuntano paure e fantasmi, infantilismo e processi a intenzioni di anni lontani mai diventate realtà.
Borgli ci inzuppa il pane da maestro, giostrando tra la verve di una commedia classica dialogatissima e le sfumature thriller. Il regista quarantenne continua a dare il meglio quando viviseziona satiricamente questa nostra contemporaneità smarrita, come nel film che l’ha rivelato, “Sick of myself” (due fidanzati narcisisti competitivi, lei si distrugge il volto per diventare visibile) seguito dal paradossale “Dream scenario” (un anonimo professore, interpretato da Nicolas Cage, inizia a comparire nei sogni altrui, condizionandone le vite).
Non sono precisamente film adatti a ogni palato e c’era chi temeva che Borgli giocando in trasferta si snaturasse concedendo troppo al mainstream, ma si sbagliava. Il norvegese ha lavorato al progetto con le spalle ben coperte da A24, faro della produzione indie se pur dotato di grossi mezzi e da Square Peg, la casa fondata dal regista Ari Aster (“Beau ha paura” con Joaquin Phoenix, per citare il suo film più noto) e dalla sua spalla Lars Knudsen, producer - cioè sovrintendente al progetto sotto il profilo artistico con l'occhio al budget - già complice di Borgli in “Dream Scenario”. In “The Drama” piovono gag costruite con tempi perfetti sulla ormai tormentata quotidianità di Emma e Charlie - frastornato da amore e paura in proporzioni variabili, arriva a buttare nella spazzatura una tazza con la scritta “Un caffè o ti sparo” - ed equivoci a valanga. Fino al momento del matrimonio, faticosamente raggiunto da un immaturo Charlie, che confida il segreto di Emma a dritta e manca. La sua collega al museo Misha (Hailey Gates), appena informata butta lì: “Al posto tuo sarei andata alla polizia”. E qui siamo sul surreale: denunciare un proposito insano e tale rimasto di quindici anni prima.
Si coglie qua e là nel film - e vuol essere un elogio - l’atmosfera solidamente borghese pronta a intorbidirsi di “After the Hunt. Dopo la caccia” di Luca Guadagnino, anche qui, tra gli altri, due trentenni, un brillante filosofo di Yale (Andrew Garfield) presunto stupratore e la sua accusatrice Maggie (Ayo Edebiri). Il rimosso e l’infingimento, il sospetto e il perbenismo ipocrita, un cocktail made in Usa ferocemente levigato e acuto nella vivisezione del wokismo più nevrile nel dramma del regista palermitano, che peraltro ha in uscita quest’anno una sua rilettura del romanzo “American Psycho” di Bret Easton Ellis. Tutto vira invece su toni grotteschi e demolitori nella commedia di Borgli.
Il “giorno più bello” prima mitizzato poi temuto sarà un container di scene madri non spoilerabili con l’amica Rachel stillante veleno e altre incaute rivelazioni. Finalmente silenziosi i tamburi di guerra, ritroveremo Charlie e Emma seduti in un baretto e davanti al bivio: riprovarci o dirsi addio? Come scrive in “Cemento” l’austriaco Thomas Bernhard, “il fatto che chiediamo sempre il massimo, l’esatto, il basilare, lo straordinario, là dove si può sempre constatare solo l’infimo, il superficiale e il banale, fa veramente star male”. Pensaci su, America.
Lo sguardo inesorabile del regista si avvantaggia in questa commedia aspra, degna del miglior Lanthimos, di un cast pregevole. Pattinson è andato felicemente oltre la saga di “Twilight” e ribadisce uno spessore già colto nel fantascientifico “Mickey 17” di Bon Joon-ho, più deciso ancora il definitivo upgrade di Zendaya, qui brillante e dolente, intensa. Il mondo Disney che l’ha tenuta a balia è in ogni senso lontano, è stata ed è versatile mattatrice nella durissima serie “Euphoria” di Sam Levinson e la vedremo a luglio nella visionaria “Odissea” di Christopher Nolan nei panni di Atena ancora accanto a Pattinson nel ruolo di Alcinoo, uno dei Proci più molesti e odiabili. Un segno “più” a tutto il resto del cast di “The Drama”, dalla Misha sensuale e sulfurea di Hailey Gates ad Alana Haim, musicista e attrice dal volto e dall’espressività intriganti, esordiente in “Licorice Pizza” di Paul Thomas Anderson che l’ha rivoluta nell’arcipremiato “Una battaglia dopo l’altra”.
La distribuzione è targata I Wonder Pictures e A24.
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