LOADING....!!!!!




e

CAMPO
DI BATTAGLIA
LA GUERRA
NELLE CORSIE

di ANDREA ALOI

Friuli-Venezia Giulia, l’anno dopo Caporetto, aria livida di paura e di rabbia. Nell’incipit cumuli di soldati italiani falciati dagli austriaci. A sigillare, nel finale, altri nostri militari mietuti dall’epidemia di spagnola e chiusi in sacchi, destinati al rogo.



“Campo di battaglia” di Gianni Amelio, aperto sarcasticamente dalla scritta “1918, anno della vittoria”, regala 104 minuti di solida, asciutta regia, ci parla di guerra, della carneficina di trincea nella prima guerra mondiale e di corpi offesi senza mostrare battaglie, affidandosi a uno sguardo lucido, mai pietoso, sfidante per lo spettatore. Vaga nelle corsie di un grande ospedale dove i fantaccini spremuti da ogni parte d’Italia, menomati da schegge, feriti da baionette e fucilate fanno da coro dolente - e terribilmente normale nel contesto dell’“inutile strage” (così definì quel conflitto papa Benedetto XV) - al ribollire interiore dei tre protagonisti, Stefano, Giulio e Anna, due medici e un’infermiera, un tempo compagni di studi, inseguiti nelle loro intime contraddizioni e che mai vedranno un’alba diversa, nonostante la promessa spesso ripetuta: “Qui non muore nessuno”.



La guerra è l’ineluttabile, l’accensione mortifera innescata dagli ingranaggi delle Grandi Potenze o aspiranti tali. Scardina, disorienta, demolisce. Non migliora alcun uomo. Lì, nei drammi di un medico disposto a tutto pur di salvare vite, di un amico antagonista imbevuto di senso del dovere e di una donna più preparata di tanti dottori cui una società patriarcale ha negato l’accesso alla laurea, si accende tutto il film, teso sino alla fine e onesto, senza sussulti o ricerca d’effetti, assecondato dalla bella fotografia giocata sui toni spenti di un atroce quotidiano da Luan Amelio Ujkaj, figlio del regista.



Giulio (Gabriel Montesi) è figlio di un nobilotto naturalmente reazionario (Alberto Cracco) e va a caccia tra i letti del dolore degli automutilati e degli impostori, li disprezza, ma non è il villain della storia, un semplice “cattivo”. In rapporti tormentati col padre, fosse per lui andrebbe al fronte, rispetta il coraggio. Il volto ha occhi gelidi, ma cova tormenti. Stefano (Alessandro Borghi), gran passione per la biologia, si è conquistato il soprannome di “mano santa”. Amputa gambe in cancrena, fa il suo semplice dovere, ma si spinge oltre. Tanto mite quanto determinato, oppresso dal contatto col terrore e la pena di tanti giovani - i “ragazzi del ’99” richiamati dopo la disfatta di Caporetto - sarebbe capace di tagliare mani pur di consentire un ritorno a casa. Così, procura a un siciliano figlio di agricoltori (Giovanni Scotti) che ha perso un occhio in battaglia, un’infezione all’altro occhio, da cieco non potrà più combattere.



Verrà scoperto dalla severa e ligia Anna (Federica Rosellini) proprio mentre sta per salire sul treno della salvezza e fucilato, un destino comune a molti e non solo nel regio esercito: giustiziare per educare e dissuadere i “codardi” atuolesionisti. La scena girata alle spalle del povero condannato, è la più toccante in un film molto notarile (fin troppo?) nell’uso della macchina da presa. Anna avrà modo, a epidemia dilagante causa guerra, malnutrizione, incroci di truppe per tutta l’Europa, di riflettere e cambiare registro: “Questo morbo preferisce i giovani, come la Patria”. Il “Campo di battaglia” accompagna al limite Stefano: finalmente compreso da Anna, arriverà a sporgersi sull’orlo dell’abisso. Amelio espone, non si erge a giudice, accanto al soldato che vuol tornare al fronte mette il simulatore, un napoletano (Vince Vivenzio) bravissimo nel fingersi pazzo, uno “scemo di guerra” che la passerà liscia, a differenza di tantissimi altri, passati per le armi.



Il richiamo all’immenso “Orizzonti di gloria” di Kubrick è immediato. E se “Torneranno i prati”, ultimo film di Ermanno Olmi uscito nel 2014 e ambientato in un’angosciante trincea della Prima Guerra Mondiale, lascia baluginare la speranza in una futura pacificazione nonostante i silenzi di una montagna mortifera, “Campo di battaglia” non si concede un mezzo lenzuolo di cielo sereno, né punta come ragion d’essere all’apologo antibellicista, vedi “Uomini contro” di Francesco Rosi. Solo offre coscienze sconvolte, corpi semivivi che lottano per un respiro in più. Una tragica fisicità fonte di dolore assoluto, come quella di “E Johnny prese il fucile”, claustrofobico capolavoro di Dalton Trumbo sul calvario struggente di Joe Bonham, ragazzo americano completamente mutilato sul fronte francese del primo conflitto mondiale: ridotto a un torso ma senziente non chiede un altro respiro ma un buio finalmente liberatorio.



“Campo di battaglia”, tratto dal libro “La sfida” di Carlo Patriarca, è prodotto da Kavac film di Marco Bellocchio, Rai Cinema e Ibc Movies di Beppe Caschetto. A pochi giorni dalla presentazione in concorso a Venezia, arriva in sala con 01 Distribution e gli si augura uno schietto successo di pubblico, che non dovrebbe mancare. A due anni dall’ottimo “Il signore delle formiche”, imperniato sul processo datato 1968 allo scrittore omosessuale Aldo Braibanti, il quasi ottantenne Gianni Amelio si ripropone con un’opera superbamente sceneggiata (con Alberto Taraglio) e ben sorretta da un cast entrato in perfetta sintonia col regista. Alessandro Borghi, dopo il Rocco Siffredi della serie “Supersex", recentemente in “Delta” di Michele Vannucci e “Le otto montagne”, si offre senza rabbie apparenti, recita sottotraccia e azzecca uno Stefano mitemente implacabile. Molto convincenti Federica Rosellini e Gabriel Montesi, finalmente emancipato dai cliché romanescamente trucidi: intenso, misurato, odiabile, un Tom Berenger di casa nostra. Tutti ben calati nel dialetto "veneto", con credibilità: anche questo è arte.

Condividi su:






ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI FOGLIEVIAGGI

© Tutti i diritti riservati



Ritorna


Foglieviaggi è un blog aperto che viene aggiornato senza alcuna periodicità e non rappresenta una testata giornalistica. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Le immagini presenti sul sito www.foglieviaggi.cloud provengono da internet, da concessioni private o da utilizzo con licenza Creative Commons.
Le immagini possono essere eliminate se gli autori o i soggetti raffigurati sono contrari alla pubblicazione: inviare la richiesta tramite e-mail a postmaster@foglieviaggi.cloud.
© foglieviaggi ™ — tutti i diritti riservati «all rights reserved»