(Ingorghi sull'Everest, 2019)



RISCHIO SERACCO MA SI VA
RIPARTE LA CORSA ALL'EVEREST

L’assalto agli 8848 metri dell’Everest è ripartito. Martedì 28 aprile, dopo che un enorme blocco di ghiaccio in bilico aveva imposto di fermarsi, gli Icefall Doctors, il team di Sherpa che ogni anno cerca e attrezza con corde e scale un percorso nel tratto più pericoloso della via che sale dal Nepal, hanno dato disco verde a tutti gli altri. “Quasi cento persone stamattina hanno traversato l’Icefall, la seraccata del Khumbu, iniziando a trasportare materiale oltre il campo base”, ha dichiarato il 29 aprile, al quotidiano nepalese Tourism Times, Tshering Sherpa, direttore del Sagarmatha Pollution Control Committee. L’ente (Sagarmatha significa Everest in nepali) che si occupa di salvaguardare l’ambiente sulla montagna, ma anche di attrezzare la via. “Finora sono saliti solo gli Sherpa con i carichi, i nostri clienti inizieranno a muoversi la settimana prossima” ha detto al sito ExplorersWeb la guida alpina statunitense Ryan Waters dell’agenzia Mountain Professionals. Gli altri team, a iniziare da quelli degli organizzatori più importanti come Seven Summit Treks e 8k Expeditions, stanno facendo lo stesso.


(2025, gli Icefall Doctors al lavoro - foto Sagarmatha Pollution Control Committee)


Un passo indietro s’impone. Ai tempi dei tentativi d’anteguerra e poi della prima ascensione, compiuta nel 1953 dal neozelandese Edmund Hillary e da Tenzing Norgay Sherpa, l’Everest veniva visitato da piccoli gruppi di alpinisti. Lo stesso è accaduto nei decenni successivi. Le cose sono cambiate negli ultimi anni del millennio, quando sulla cima più alta della Terra, e poi via via sugli altri tredici “ottomila”, sono arrivate le spedizioni commerciali. Nel 1996, una bufera che ha investito la montagna ha ucciso otto alpinisti, tra cui le guide (e capispedizione) Scott Fischer e Rob Hall. Una tragedia narrata da Jon Krakauer nel best-seller 'Into Thin Air', 'Aria sottile' nella traduzione italiana. Poi il sistema è entrato a regime. Nel 2025 secondo il blogger americano Alan Arnette, la migliore fonte di informazioni sugli “ottomila”, la cima è stata raggiunta da 846 persone, tra le quali 362 clienti paganti e 484 guide Sherpa e di altre etnie. Quest’anno i clienti sono finora 411. Il Paese più rappresentato è la Cina (98 alpinisti), seguita dagli USA (49) e dall’India (46). Pochissimi, per motivi evidenti, gli iraniani, che negli anni scorsi erano ai primi posti.


(2025, un gruppo della 8K Expeditions sulla cima dell'Everest)


Ogni cliente paga dai 50.000 dollari in su, e 11.000 di questi vanno al governo di Kathmandu per il permesso. Alcune guide americane ed europee si fanno pagare tre o quattro volte di più. L’anno scorso Kami Rita Sherpa, una delle guide più esperte, ha compiuto la sua ascensione numero 31 (sempre con clienti), mentre il suo collega Tashi Gyalzen Sherpa è salito in cima quattro volte in due settimane. L’inglese Kenton Cool è arrivato a 19 salite, il record per una guida nata fuori dai confini del Nepal. Nel 2026, considerando tutte le vette nepalesi, sono stati finora rilasciati 944 permessi di salita, per un totale di oltre un miliardo di rupie, pari a circa 7,5 milioni di euro. Poi ci sono centinaia di migliaia di trekker, i camminatori, che pagano i loro permessi molto meno (dai 50 ai 100 dollari) ma hanno bisogno di guide, portatori, voli interni, letti e cibo. Per un Paese povero come il Nepal sono cifre enormi, che fanno capire perché ogni tanto scoppi qualche scandalo, come quello di qualche mese fa legato all’elisoccorso.


(Il campo base in questi giorni)


Per la Banca Mondiale, su 30 milioni di nepalesi, dai 400 ai 500.000 vivono grazie al turismo di montagna. Oltre alle guide e ai loro clienti, sull’Everest, arrivano anche i cacciatori di record. Nel 2025 quattro inglesi, Garth Miller, Alastair Carns, Anthony Stazicker e Kev Godlington, hanno impiegato 6 giorni e 13 ore, andata e ritorno, per viaggiare dall’aeroporto londinese di Heathrow fino a Kathmandu e al campo-base (in elicottero, ovviamente) e poi per salire agli 8848 metri della cima. Il trucco c’era, ed è stato confessato subito. Prima di salire ad alta quota, i quattro hanno inalato dello Xenon, un gas normalmente usato come anestetico, che facilita la produzione di eritropoietina nel sangue e quindi l’acclimatazione alla quota. Negli sport olimpici il suo uso è vietato. Ma l’austriaco Lukas Furtenbach, titolare dell’agenzia che ha organizzato l’impresa, ha risposto “l’alpinismo non è uno sport olimpico”.


(2025, i quattro alpinisti dello Xenon in cima all'Everest)


La stagione 2026, va detto, è iniziata con seri problemi. Sette mesi fa, a settembre del 2025, la rivolta dei giovani della Gen-Z (i ragazzi tra i 15 e i 29 anni, pari a un terzo della popolazione del Nepal) è stata repressa nel sangue e ha fatto temere una lunga chiusura. Il 5 marzo di quest’anno, invece, il rapper Balendra Shah, 35 anni, ingegnere e sindaco di Kathmandu, ha pacificamente trionfato nelle elezioni, ha lasciato solo le briciole ai “vecchi arnesi” comunisti, marxisti-leninisti e del Partito del Congresso, e un mese fa ha giurato come premier. L’altro problema, la chiusura degli aeroporti di Doha, Abu Dhabi e Dubai legata alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran (oggi i voli sono in parte ripresi) ha colpito i trekker europei, molti dei quali passano da lì, senza toccare americani e asiatici. I clienti delle spedizioni all’Everest, però, che viaggiano in business per poter cambiare data, non hanno avuto problemi.


(Un passaggio sull'Icefall - foto di Stefano Ardito)


Un ulteriore intoppo riguarda il meteo. “Di solito aprile e maggio, come ottobre e novembre, offrono un tempo bello e stabile. Invece quest’anno piove, come se fosse già arrivato il monsone di giugno” spiega Navyo Eller, altoatesino residente a Kathmandu, titolare di un’agenzia di trekking. Infine i problemi della seraccata del Khumbu. Gli Icefall Doctors, dieci bravissimi Sherpa diretti dall’esperto Ang Sarki (gli altri sono Dawa Jangbu, Tshering Tenzing, Tendu, Ngima Tenji, Phura Chheten, Dawa Chhirri, Sonam Geljen e Mingma Gyaljen), come ogni anno, si sono messi al lavoro a fine marzo, salendo a piedi ma utilizzando i droni per trasportare corde e scale. Di solito il lavoro richiede due settimane, quest’anno c’è voluto più di un mese. Il motivo? Un enorme torrione di ghiaccio in bilico, alto qualche decina di metri, e dal quale continuavano a staccarsi blocchi e slavine. I Doctors si sono fermati sperando che il mostro crollasse, poi hanno cercato una via alternativa con l’aiuto di alcune guide famose arrivate al campo-base.


(Stefano Ardito e Sherpa Kami Rita ai piedi dell'Ama Dablam)


Alla fine, per motivi economici, il SPCC ha deciso per l’apertura, accompagnata da inviti alla prudenza. Il Parco nazionale Sagarmatha ha dato il permesso per portare una parte dei carichi in elicottero ai 6200 metri del campo II, oltre il pericolo. I clienti si stanno acclimatando su vette sicure come il Mera Peak, 6476 metri, e magari passeranno nel punto pericoloso solo una volta in salita e una in discesa. Per i portatori d’alta quota, però, il pericolo è reale. Anche con gli elicotteri, se le spedizioni andranno avanti, sotto al seracco passeranno centinaia di persone ogni giorno. La memoria va alla grande slavina del 18 aprile 2014, che sull’Icefall ha travolto e ucciso 14 Sherpa. E a quella, ancora più imponente, staccata dal terremoto del 25 aprile 2015, che ha fatto 21 morti al campo-base.


(Il versante nepalese dell'Everest - foto di Stefano Ardito)


In entrambe le occasioni, il mondo dell’alpinismo e la politica nepalese hanno discusso in maniera animata. I ridicoli risarcimenti proposti dal governo di Kathmandu per le vittime del 2014 hanno provocato manifestazioni al campo-base, nelle valli degli Sherpa e nella capitale. “Non è stata una tragedia dell’alpinismo, è stata una tragedia sul lavoro” ha detto in quei giorni l’altoatesino Reinhold Messner, il primo uomo a collezionare i 14 “ottomila” della Terra. Le sue parole, nelle scorse settimane, sono state citate più volte da organizzatori di spedizioni e alpinisti. Ha vinto il business, e si è deciso di andare. Speriamo che le puja, le cerimonie al campo-base in cui gli Sherpa, tutti di fede buddhista, chiedono protezione agli dei, siano state ben recepite in alto.


(2026, Sherpa al lavoro nell'Icefall)


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